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mercoledì 20 aprile 2011

Infatuation - Eireen


Questa settimana non riescoa pubblicare il nuovo capitolo di Infatuation quindi l'appuntamento è rimandato alla prossima settimana chiedo scusa per l'inconveniente 
Baci
Eireen

mercoledì 13 aprile 2011

Infatuation - Eireen


 Infatuation 
Cap.2 pt.7
-Non sarete rimasti qui tutto il pomeriggio- chiesero quando ci raggiunsero.
-Invece si, perché? Abbiamo fatto la reciproca conoscenza. Piuttosto voi dove siete stati fino adesso?- chiesi.
-In un albergo a ore- rispose Gale…non ero del tutto sicura se stesse scherzando o se stesse dicendo sul serio, per sicurezza feci finta di non aver sentito niente.
Una volta a casa mi buttai sotto la doccia, poi chiamai Gas. Sentivo un gran bisogno di sentire la sua voce. Rispose al terzo squillo.
-Pronto?-
-Ciao sono io. Come stai?-
-Daisy! Mi manchi… tanto-
Sorrisi a quelle parole.- Anche tu mi manchi tantissimo…Cos’hai fatto di bello oggi?-
-Niente di particolare ho lavorato tutta mattina e oggi pomeriggio ho la giornata libera stavo per andare in piscina… e tu?-
-Sono stata da Gale te l’avevo detto che ha affittato casa coi suoi amici? Ho conosciuto uno dei suoi coinquilini, Roy.-
-Ah si? E com’è questo Roy?-
-Piuttosto carino, intelligente e simpatico.-
-E cos’avete fatto insieme?-
-Abbiamo pranzato insieme e poi siamo stati alla spiaggia-
Rispose con un tono di voce strano.- Tutti insieme?-
-Be dopo un po’ Gale e Josie se ne sono andati per i fatti loro…- capii immediatamente di aver fatto uno sbaglio.
-Ah… e cos’avete fatto tu e… come si chiama? Ron? Da soli?-
-Abbiamo parlato niente di che…- si era arrabbiato?
-Piuttosto carino eh?- disse aspro. 
Non sarà mica geloso…pensai.- Non dirmi che sei geloso!-
-Allora non te lo dico, ma per favore fai a modo-quando l’avevo conosciuto non mi era sembrato il tipo geloso, ne lo era mai stato.
-Cosa significa fai a modo?- sbraitai.
-Esattamente quello che vuol dire.-
  -Tu non ti fidi di me?- sentivo la collera montare nel petto. Stavo per esplodere.
-Mi fido ciecamente di te! Ma con la distanza che c’è che ci separa… non so magari ti viene da fare qualche follia…- ecco cos’era a renderlo geloso. La distanza.
-Buona notte Gas.- dissi gelida, e gli riattaccai il telefono in faccia, poi lo spensi per evitare che riuscisse a richiamarmi.Non potevo crederci! Come poteva non fidarsi di me? Come poteva anche solo pensare che io sarei potuta andare con qualcuno che non fosse lui?
Guardai l’orologio. Erano le sei e un quarto. Decisi di andare a farmi una nuotata nel pacifico per scaricare la rabbia e il nervoso.
In un lampo mi ero infilata il costume e preso il telo da spiaggia.
Mi guardai intorno e non c’era nessuno.
Buttai il telo sulla spiaggia e corsi fino al mare poi quando l’acqua fu abbastanza alta cominciai a nuotare, e tutto scomparve nello sforzo fisico.

mercoledì 6 aprile 2011

Infatuation - Eireen


Infatuation
Cap.2 pt.6

Mi girai verso Roy che stava guardava fisso davanti a se poi scosse la testa.- Poi cosa successe?- mi chiese.
-Be, mio padre lasciò l’appartamento a mia madre che lei abbandonò subito per tornare a vivere dai miei nonni. Inoltre ogni due mesi le spediva un assegno per il mio mantenimento che lei rimandava sempre indietro. Gli assegni continuano ad arrivare e lei continua a rifiutarli. Non vuole saperne più niente di lui…-
-Mi sembra più che giusto, avrei fatto lo stesso se fossi stato in lei…- mi guardò negli occhi e per qualche istante fummo prigionieri dei nostri sguardi.
Lui non poteva distogliere gli occhi dai miei, come io non potevo distogliere i miei dai suoi.
In quel momento si instaurò un legame tra noi, qualcosa che era ancora debole, tenue, ma che col tempo sarebbe diventato forte e che ci avrebbe reso inseparabili.
Staccò gli occhi dai miei e il mondo tornò pieno di persone, luce, colore, suoni…
-Hai detto che tua madre fa l’avvocato?- riprese dopo un po’.
-Si quando compii due anni lei si iscrisse alla facoltà di legge e adesso lavora presso uno studio a Detroit da otto anni, ha sempre avuto un buon intuito per quel lavoro e ha fatto carriera in fretta.-
Mi lanciò un occhiata con un sorriso sulle labbra.- Una storia a lieto fine.-
-Se non lo fosse non sarei qui…-gli sorrisi di rimando ma a quelle parole rabbrividì.
-Tuo padre adesso cosa fa? Dove si trova?-
-Sinceramente non lo so bene l’unico contatto che abbia mai avuto con lui sono gli assegni che ci mandava. Venivano tutti da Portland. In quanto al lavoro presumo che faccia lo stesso da quando ha lasciato mia madre. Adesso sarà direttore di un ospedale o qualcosa di simile non so.-
-Faceva il dottore?-
-Si-
Mi sembrò parecchio sorpreso.- Come può una persona che ne cura altre e probabilmente le salva anche la vita,mettere li suo lavoro al di sopra della vita di sua figlia e di sua moglie?-
Scoppiai a ridere senza sapere il motivo, perché in realtà avevo solo una gran voglia di piangere. Niente di strano in fondo mi succedeva tutte le volte che parlavo di mio padre.- Non lo so davvero. Sono anni che mi faccio la stessa domanda.- poi senza che me ne rendesi conto le lacrime sgorgarono calde dai miei occhi e mi ritrovai piegata su me stessa con le braccia strette ai fianchi a versare lacrime per qualcuno che non se lo meritava. Qualcuno che mi aveva fatto sentire una nullità con la sua semplice assenza. Sentivo anni di odio che scendevano lungo le mie guance sotto forma di acqua, lasciando il segno del loro passaggio.
Roy vedendomi in quello stato reagì nel modo più inaspettato. In genere i ragazzi si spaventavano quando una ragazza si scioglieva in lacrime davanti a loro, e cercavano di gestire la faccenda con qualche pacca sulla spalla o addirittura scappando.
Roy invece mi sollevò e mi fece sedere sulle sue ginocchia cullandomi la testa sul suo petto accogliente, sussurrandomi parole dolci all’orecchio e accarezzandomi i capelli con gesti lenti e rassicuranti.
Dopo un po’ riuscii a riprendermi e mi alzai velocemente rendendomi conto che agli occhi di un estraneo saremmo potuti sembrare una coppia e mi risedetti sulla panchina un po’ più lontana da lui rispetto a prima.
Mi posò una mano sulla spalla e me la strinse con fare rassicurante.
Poi mi chiesi perché ero andata a raccontare a un estraneo cose che non sapeva nessuno a parte la mia famiglia.
Persino a Gas avevo semplicemente detto che mio padre se ne era andato e soprattutto non avevo pianto davanti a lui.
Mentre con Roy avevo sentito di potergli raccontare tutto.
-Posso chiederti un favore?- mi chiese dopo un po’.
-Direi che principalmente dipende dal favore…- sorrisi.
-Giustamente.- sorrise di rimando ma non continuò.
Aspettai qualche minuto.- Allora questo favore?-
Mi guardò, poi sembrò cambiare idea - Niente fa lo stesso-
Passammo un’altra ora a parlare del più e del meno. Poi scorgemmo fra la folla Gale e Josie di ritorno.

mercoledì 30 marzo 2011

Infatuation - Eireen


Infatuation
Cap.2 pt.5

Dopo dieci minuti di silenzio imbarazzato da parte mia se non altro Roy si decise a parlare.- Ti va di andare da qualche parte? Tanto ci vorrà un po’ prima che quei due tornino…-
-No – risposi imbarazzata da tanta cortesia.- Preferisco stare qui un altro po’… ma tu vai pure se vuoi.-
Lui mi guardò e sorrise.- No resto qui, con te.-
Non saprei dire il perché ma quelle parole mi scaldarono dentro.
Seguirono altri dieci minuti di silenzio in cui facevo vagare lo sguardo intorno a me, guardando la gente che passava, persa nei suoi pensieri mondani. Poi Roy parlò di nuovo.
-Devi scusarmi sai?- mi disse e io lo guardai. Aveva proprio dei begli occhi.
-Per cosa?-
-Per l’altro giorno- sorrise- quando ti ho vista per la prima volta, e mi sono comportato in quel modo… ti chiedo perdono.-
Gli sorrisi a mia volta – Non ti preoccupare è tutto ok.-
-Sicura?-
-Certo, solo vorrei sapere…-
-Cosa?-
-Perché cavolo ridevi?-
Scoppiò a ridere probabilmente al pensiero del motivo che lo aveva spinto a ridere l’altro giorno.- Ridevo perché appena ti ho vista non ho potuto fare a meno di pensare che avevi la stessa espressione di mia cugina. Con le guance arrossate dal caldo… eri proprio carina…- a quel punto arrossì e voltò il viso dall’altra parte.
Io dal canto mio mi feci bordò e desiderai di essere inghiottita dalla terra immediatamente.
-Sei…sei molto legato a tua cugina?- gli chiesi più che altro per evitare di tornare a quel silenzio insopportabile.
-No la vedo solo una volta all’anno quando vado a trovare i parenti di mia madre in Francia, ma le voglio bene.- mentre ne parlava i suoi occhi si riempirono di dolcezza.
-È francese tua madre?-chiesi stupita
-Si, lei e mio padre si conobbero là e dopo tre mesi decisero di sposarsi.-
-Hanno fatto in fretta!-
-Si fu una decisione avventata. Si sono separati l’anno scorso dopo vent’anni di matrimonio.-
Lo disse col suo solito tono di voce piatto e incolore ma vidi un’ombra passare nei suoi occhi scuri.
-Mi dispiace- gli dissi.
-No. E stato meglio così sai? Ormai non si amavano più, si volevano ancora bene ma non c’era più amore tra loro.-
Non potei fare a meno di dargli ragione.
Non si può viver con una persona che non si ama.
-I tuoi genitori invece?- chiese dopo qualche minuto.
-Oh, mia madre fa l’avvocato, ma quando conobbe mio padre vent’anni fa era una disgraziata. Aveva più o meno diciott’anni, come me adesso, mio padre aveva undici anni in più.-
-Accidenti! Una bella differenza!-
Scrollai le spalle sperando di dimostrare indifferenza.- Già si può dire che fu quello il principale motivo del loro divorzio. E io.-
-Tu?-
Annuii.- Sì. Si sposarono in fretta dopo soli sei mesi che si conoscevano, mia madre era perdutamente innamorata di mio padre, ma evidentemente lui non provava gli stessi sentimenti.
Dopo sei mesi di matrimonio mia madre rimase incinta e mio padre cercò di convincerla ad abortire ma lei si rifiutò. Così un giorno mio padre fece le valigie e se ne andò.-
-Così? Senza neanche dire il perché?- sembrava che la cosa fosse assolutamente inconcepibile per lui.-Disse che un figlio in quel momento gli avrebbe rovinato la carriera. Diceva che non poteva permettersi di perdere tempo a crescere un figlio e altre cose simili. Quindi abbandonò mia madre e me.-

mercoledì 23 marzo 2011

Infatuation - Eireen


Infatuation
Cap.2 pt.4

-Buongiorno!- dissi salendo in macchina.
-‘Giorno - risposero all’unisono.
Josie abbassò il parasole del passeggero e mi lanciò un’occhiata dallo specchietto mentre si passava il lucidalabbra – Mi sembri stanca, non hai dormito stanotte?-.
Soffocai uno sbadiglio – Altrochè se ho dormito, solo che ieri sera a lavoro c’è stata molta gente quindi abbiamo finito tardi-.
-Oggi ci sarà anche Roy con noi, spero che per te non sia un problema-.
-No nessun problema…ma chi sarebbe Roy?-
-Il coinquilino di Gale- mi ricordò Josie.
-Oh è vero che me ne avevi parlato- dissi rivolta a mio cugino. Mi sentii sollevata almeno non avrei dovuto passare l’inera giornata sentendomi di troppo.
La casa di Gale era situata, se avevo capito bene, a dieci chilometri dalla costa verso il centro della città e richiedeva circa un quarto d’ora di viaggio in macchina.
La villetta era carina vista da fuori. Era di un giallo scuro con le imposte verdi con un giardino sul davanti col il prato abbandonato a se stesso che rovinava un po’ l’immagine generale.
-Accidenti!- esclamai – proprio bella, ma credo che se vi prendeste la briga di curare il giardino sarebbe anche meglio-
-In effetti mettere a posto il giardino è nella lista delle cose da fare-
-Ma deve costarvi una fortuna l’affitto di una casa così!-
-Non esattamente, la casa è del nonno di Roy. Visto che era vecchio e solo ha deciso che questa casa era troppo grande per lui e l’ha ceduta a Roy e a noi facendoci pagare la metà della tariffa normale dell’affitto- Gale mi sorrise soddisfatto.
Una volta entrati in casa notai che da dentro sembrava molto più grande di quanto non lo sembrasse da fuori. A due piani comprendeva al piano superiore quattro camere da letto e un bagno mentre al piano inferiore cucina, sala da pranzo, e salotto a cui era stato addossato un tavolo da biliardo.
-Carina davvero!-
-Grazie!- mi voltai verso la persona che aveva parlato e ci rimasi di sasso.
-Oh ciao Roy!- lo salutò mio cugino.
Il suddetto Roy stava scendendo dalle scale con fare da modello…bhè c’è anche da dire che sembrava davvero un modello bello com’era. Inoltre era lo stesso ragazzo che il giorno prima al bar mi aveva riso in faccia...fantastico.
Quando fu a qualche passo da me mi porse la mano destra – Piacere, io sono Roy-
Lo squadrai senza porgergli la mano – Daisy - gli dissi aspra.
Mio cugino mi lanciò un’occhiataccia ma non disse niente. Josie guardò prima me poi Roy. – Bene! Se voi maschietti preparate il barbecue io e Daisy apparecchiamo e prepariamo il contorno- detto ciò mi prese per un braccio e mi trascinò in cucina.
-Allora?- mi chiese – che bisogno c’era di essere così scortesi?-
-Non sono stata scortese, l’ho solo ripagato con la stessa moneta!- dissi truce incrociando le braccia sul petto.
-Ma di che cavolo stai parlando?-
-Quel tipo- risposi con veemenza, puntando un pollice all’indietro, a indicare il punto dove erano i ragazzi –quel Roy non mi piace neanche un po’-
-Ma perché? Insomma non lo conosci neanche-
Esitai a rispondere in fondo mi sentivo un po’ infantile per il mio atteggiamento – Ha riso di me…-
-A me non è sembrato. Si è solo presentato-
-No non oggi.- sospirai.- Ieri quando è venuto all'Arnold , mi ha ordinato un cappuccino io glie l’ho preparato ma lui mi fissava e poi è scoppiato a ridere…- ero imbarazzatissima per quella dichiarazione.
-Ci credo che ti fissava! Ma dico ti sei vista ultimamente?- io mi toccai il viso come se avessi
qualcosa che non andava ,e lei alzò gli occhi al cielo.- Sei uno schianto Daisy. Sul serio in questi ultimi nove mesi sei cambiata molto e tutto in meglio. Senza contare che già prima eri un tipetto niente male.-
Ecco adesso si che ero veramente imbarazzata, mi sentii il viso in fiamme.
La guardai senza sapere bene cosa dire.
- Comunque questo non spiega perché si è messo a ridere in quel modo…-
-Anche Gale dice sempre che Roy è un tipo strano, e che non sempre si comporta in modo normale…dai non preoccuparti.-
-Inspirai profondamente e mi stampai un sorriso in faccia-Ok-
-Bene! Tu apparecchi e io preparo l’insalata e le salse?-
Finito di apparecchiare tornai in cucina ad aiutare Josie ma dato che ero totalmente incapace anche solo di mescolare la salsa mi limitai a mettermi seduta e guardarla lavorare. Dieci minuti dopo i ragazzi portarono in casa gli hamburger cotti e ci sedemmo a pranzare. Fu un pranzo piacevole ed ebbi modo di conoscere meglio Roy. Mi dovetti ricredere e ammettere che in fondo era divertente, oltre che intelligente, e tutto questo si aggiunge al fatto che fisicamente era decisamente attraente.
Nel pomeriggio decidemmo di andare in spiaggia a fare due passi e Gale e Josie dopo mezz’ora neanche se ne andarono per i fatti loro lasciandomi sola con Roy.

mercoledì 16 marzo 2011

Infatuation - Eireen


Infatuation
Cap.2 pt.3

Che schifo di scuse. Mi vennero le lacrime agli occhi per la rabbia. Aveva ragione la nonna, io ero venuta in California per tenerle compagnia, lasciando a casa i miei affetti, e lei non c’era mai. Strappai il biglietto e andai in bagno a darmi una pultia. Vedendo il mio riflesso nello specchio dietro la porta notai che non ero più pallida come quando ero arrivata una settimana prima, anzi la mia pelle era diventata di un colore ambrato. “Bhè ovvio scema che non sei altro”mi dissi “siamo in california”. Erano già le tre quando finalmente riuscii a infilarmi a letto ed ero veramente parecchio stanca, i piedi mi pulsavano per essere rimasta in piedi per tutta la sera, la testa mi pulsava e sentivo le palpebre estremamente pesanti e pian piano il ritmo del mio respiro mi guidò verso il mondo dei sogni.
Sognai grandi praterie con foreste ai suoi limiti. All’inizio ero distesa su una coperta e osservavo il cielo stellato sopra di memi senivo così rilassata e in pace con me stessa.
Una mano pallida entrò nel mio campo visivo, io l’afferrai e ridendo e ridendo alzai il volto per fissare gli occhi in quelli del ragazzo. La mano apparteneva al ragazzo del bar quello che aveva riso di me. Ma come mai non ero sorpresa? Come potevo starmene lì serena a fare gli occhioni dolci a quel tizio maleducato? Il ragazzo mi sorrise e mi passò la mano intorno alla vita stringendomi vicino a se e cominciammo a ballare fra l’erba che frusciava al nostro passaggio. Io ridevo felice di essere lì, felice di essere con lui. Lui mi guardò negli occhi e si abbassò su di me col chiaro intento di baciarmi…DIN-DIN DIN-DIN DIN-DIN.
Mi vegliai di soprassalto con un mezzo grido.
Erano le nove e mezzo.
Avevo dormito sei ore ma mi sembrava che fossero passati solo cinque minuti e il mal di testa non mi era neanche passato. Spensi la sveglia e mi ributtai sul letto coprendomi gli occhi con un braccio. Ma che razza di sogno stavo facendo? Perché il cavaliere del mio sogno era quel ragazzo e non Gas? Sentivo uno strano peso al petto, e che si trattava dei sensi di colpa. M in fondo non avevo certo potere decisionale sui miei sogni! Sbuffai e finalmente decisi di alzarmi dal letto.
Chiamai Gale per farmi venire a prendere… non sapevo ancora dove abitava. In mezz’ora mi lavai, vestii e feci colazione. Il sogno chiuso nel dimenticatoio in un angolino buio e polveroso del mio cervello.
Un colpo di clacson mi avvertì che Gale era arrivato.
In macchina insieme a lui c’era Josie ovviamente, erano sempre insieme e cominciai a sentirmi esclusa e un filo gelosia si insinuò nel mio cuore, Josie era la mia migliore amica e Gale mio cugino e vedere che di me non avevano più bisogno mi faceva arrabbiare, senza contare che stando con loro il dolore per l’assenza di Gas si faceva insopportabile.
Scossi la testa per scacciare quei pensieri e mi stampai un sorriso in faccia, dopotutto ero estremamente felice che fossero cosi felici insieme.

Al prossimo appuntamento!!!
                                               XOXO 
                                                          Eireen

mercoledì 9 marzo 2011

Infatuation - Eireen


Infatuation
Cap.2 pt.2

Un paio d’ore dopo arrivò Gale e mentre mi parlava scoppiò a ridere anche lui. Ma cos’era? Mi stavano prendendo in giro?
-Perché cavolo stai ridendo?- gli chiesi secca.
Sentendo il mio tono cercò di darsi un contegno. –No, niente. Piuttosto ho una cosa da chiederti.-
Lo guardai con sospetto. –Cosa?-
- Lavori domani?-
-No perché?… Non vorrai mica organizzarmi un appuntamento con uno dei tuoi amici strambi vero? E poi ho già il ragazzo, e…-
-No, no niente appuntamento. Volevo solo sapere se ti andava di venire a pranzo da me, per vedere casa mia.-
-Oh! Ma certo sarà un piacere…niente in contrario per i tuoi inquilini vero?-non si sa mai.
-Max è in Brasile. E per Roy il problema non esiste. Non è molto socievole ma sicuramente si chiuderà in camera sua a studiare o a fare quello che fa di solito in camera sua .-
-Va bene- gli schioccai un bacio sulla guancia e tornai al lavoro.
La serata proseguì tranquilla la gente andava e veniva e incontrai anche qualche vecchio amico di infanzia che non vedevo da parecchi anni.
Finalmente l'afflusso di clienti era diminuito e ormai nel locale erano rimasti solo gli ultimi clienti e alle due staccai. Non mi sentivo più i piedi, ero sudata e stanca, ma ero soddisfatta, finalmente facevo qualcosa di concreto mi ero decisamente stufata di stare in casa a non fare niente, mi sentivo sprecata. Inoltre avevo rimediato dieci dollari di mancia.
“Veramente niente male” mi congratulai con me stessa.
Decisi di tornare a casa passando per la spiaggia. Adoravo il mare di notte, illuminato dalla luce delle stelle e della luna. Era la cosa che mi era mancata di più in assoluto. La sabbia sotto il mio piede era fragrante e il rumore delle onde che si infrangevano sulla sabbia come al solito mi ipnotizzò. Vagai con la mente, lasciai andare i miei pensieri alla deriva. Pensai di nuovo a Gas. Nonostante il dolore che mi provocava pensargli, non farlo era impensabile, oltre che impossibile.
Ripensai elle sue dolci labbra che mi sfioravano l’orecchio e mi sussurravano parole d’amore copiate dai miei libri preferiti. Quelle stesse labbra che mi sfioravano il collo in una gentile ma insistente richiesta di aprirmi a lui completamente. Una richiesta a cui non avevo mai risposto di sì e ora me ne pentivo. Le sue mani che scivolando sul mio corpo lo risvegliavano, e lasciavano segni bollenti al loro passaggio. Avrei voluto averlo qui con me, per sentire di nuovo i suoi occhi su di me assieme alle sue mani.
Scossi la testa cercando di scacciare quei pensieri. Tornai con la mente al ragazzo strano che aveva riso di me, ma stavolta non provai rabbia, solo curiosità. Era un bel ragazzo, davvero bello. Altissimo almeno trenta centimetri più di me. Gli occhi talmente scuri da perdercisi dentro,molto chiaro di pelle e i capelli erano neri come l'onice, il che faceva risaltare tantissimo il suo pallore. Bello. Fu questo il primo pensiero quando lo vidi ora che ci ripenso. Molto bello. 
Tirai fuori il mazzo di chiavi ed entrai in casa. Mi avviai in cucina dove trovai un altro biglietto della nonna.

Daisy,
domani starò fuori tutta la giornata. Quando ti svegli vai a casa di Gale. Ti terrà d’occhio per conto mio. Scusa tanto se non sono molto in casa, so che se qui per farmi compagnia e invece non ci sono mai. La vita è breve tesoro e bisogno godersela. Io ormai ho ottantasette anni e non so quanto durerò ancora, ma so che voglio spremere il tempo che mi resta fino in fondo.

Baci
La nonna.


 Per oggi mi fermo qui ^_^ alla prossima settimana un bacione
                             XOXO
                                             Eireen


mercoledì 2 marzo 2011

Infatuation - Eireen

Infatuation
Cap.2 pt.1

La prima settimana passò piuttosto in fretta. Uscii quasi tutte le sere con Josie e Gale che tutte le volte invitava a sua volta un altro amico in modo che non mi sentissi di troppo. Finalmente era arrivato il sabato. Quella sera avrei cominciato a lavorare all'Arnold e non vedevo l’ora. Ero quasi sempre sola in casa perché la nonna fra il club del libro e i pomeriggi a giocare a bingo non aveva molto tempo per stare con me. Era per questo che odiavo le vacanze estive. La mamma mi mandava qui per farle compagnia, quando di compagnia non ne aveva certo bisogno. Era la persona meno sola al mondo. Delle volte al mattino o al pomeriggio le sue amiche vecchie, rugose e puzzolenti di muffa venivano a trovarla per un the e pasticcini o per leggere insieme il giornale del mattino. Ormai non ci facevo più molto caso all’assenza della nonna ma quando ero più piccola avevo paura di restare a casa da sola. Guardai l’orologio che segnava le 18:00. Cominciai a prepararmi per andare a lavorare.
L'Arnold era a dieci minuti a piedi da casa. Arrivai in perfetto orario.
Come gli anni precedenti fui presentata ai nuovi colleghi e salutai quelli che già conoscevo. Ci mettemmo a lavorare. Ora che ci penso fu proprio quella sera che lo incontrai per la prima volta. Io mi trovavo dietro il bancone e stavo pulendo la macchinetta per fare il caffè. Era presto ancora, quindi c’era poco giro.
-Mi scusi?- disse una voce alle mie spalle.
-Mi voltai e sorrisi al ragazzo che mi ritrovai davanti – Dimmi pure.- era un bel ragazzo alto, molto alto oltre il metro e novanta. Aveva gli occhi molto scuri quasi neri. Poi notai che mi stava fissando e di colpo arrossii… questo sì che era imbarazzante. Lo strano ragazzo si riscosse e mi sorrise.
-Un cappuccino da portare via per favore.- una voce profonda molto bella ma… come dire… era piatta, senza emozioni, inquietante.
Gli preparai il cappuccino in fretta e gli porsi il bicchiere di carta –Fanno tre dollari.- incredibile mi stava fissando di nuovo! E come se avessi detto o fatto qualcosa di divertente scoppiò a ridere. L’avevo descritto strano per caso? Bhè l’avevo sminuito era peggio che strano era schizzato perso!
Gli sorrisi intimorita e lui se ne andò ridendo. “Che se lo ficchi dove non batte il sole il cappuccino, e la sua risata del cavolo!” mi dissi. Bhè il misterioso sconosciuto ce l’aveva fatta, mi aveva rovinato la giornata. Sicuramente sarei rimasta imbronciata tutta la sera. Accidenti.

mercoledì 23 febbraio 2011

Infatuation - Eireen

Infatuation
Cap.1 pt.2

Mi svegliai il mattino dopo con un delizioso odore di biscotti appena sfornati, e di caffè appena fatto che aleggiava per la casa. Mi sedetti sulla sponda del letto e mi stiracchiai inalando a fondo quel misto di odori casalinghi fusi con la brezza marina del Pacifico. Mi infilai le scarpe e scesi per la colazione. In cucina trovai la nonna attorno ai fornelli attiva e arzilla come al solito. Sentendo il rumore dei miei passi si voltò e mi rivolse uno dei suoi sorrisi dolci, ma che ad una secconda occhiata scomparve.-Ma tesoro! Non avrai mica dormito coi vestiti?-.
La guardai imbarazzata – Si, è che ero troppo stanca per disfare le valigie ieri sera. Lo faccio dopo colazione.-
Ci sedemmo e cominciammo a mangiare.”Più tardi devo chiamare Josh per dirgli che sono arrivata e che sto bene” pensai… ma più tardi per me era troppo, avrei voluto chiamarlo subito. Non tanto perché ne sentissi la mancanza, in fondo l’avevo visto il giorno prima. No, il motivo per cui sentivo il bisogno di sentire la sua voce era la semplice paura della distanza che era venuta a crearsi tra noi, semplice distanza fisica. Quello che mi rendeva nervosa più di qualunque altra cosa era l’idea di non avere Josh a portata di mano. Prima se lo chiamavo lui correva subito da me, abitavamo vicini, a meno di un isolato di distanza, ma ora, se lo avessi chiamato non avrebbe potuto far altro che tentare di consolarmi con nient’altro che la sua voce. D’improvviso mi resi conto che la cosa che più mi mancava di Josh era la sicurezza che mi dava la vicinanza del suo corpo. La sensazione di sicurezza che mi dava quando mi teneva un braccio intorno alla vita, quando lo faceva scivolare lungo il mio corpo…
- Daisy? Ieri sera mi sono dimenticata di dirti che oggi devi andare a trovare il signor Morris per il
lavoro, sai per prendere gli accordi di quali sere andare a lavorare quali tenerti libere. Ha detto che   puoi andare là all’ora che preferisci.-
-Certo magari ci faccio un salto oggi pomeriggio.-
-Cosa vuoi fare oggi?-mi chiese mentre bagnava un biscotto nel caffe.
-Non saprei. Però penso di cominciare col farmi una doccia, e proseguire col sistemare le mie cose in camera.-. Posai la mia tazza nel lavandino e mi avviai in camera per prendere shampoo e bagnoschiuma.
Adoravo il bagno della nonna era enorme, con le piastrelle blu e io adoravo il blu. Entrando avevi la sensazione di immergerti nel mare che c’era a pochi metri da lì. Era un bagno luminoso, adorno di una grande finestra che si affacciava sul pacifico. La vista naturalmente era mozzafiato.
Cominciai a riempire la vasca con acqua calda e mi raccolsi i capelli.
Spogliandomi notai il grande specchio che era appeso dietro la porta. Quante volte mi ci ero rimirata da piccola? Guardai il mio riflesso e cercai di far coincidere l’immagine di adesso con quella di sette anni fa. Lo specchio mi mostrò una ragazza non troppo alta sul metro e sessanta con una pelle chiarissima non adatta a quel clima ne a quel posto. Capelli rosso scuro in netto contrasto con la carnagione pallida. Per non parlare degli occhi, azzurri, ma un azzurro chiarissimo quasi bianco. Grazie a queste caratteristiche potevo soffrire il sole e il caldo molto meno degli altri.
O meglio, odiavo il caldo e il sole. Amavo la pioggia e il vento e temperature da pinguini.
Mi immersi nella vasca da bagno e sentii i muscoli sciogliersi grazie al calore dell’acqua.
Decisi di concedermi qualche minuto per pensare. Avevo una settimana libera prima di cominciare a lavorare al bar. Dovevo organizzarmi la settimana per non avere troppi buchi avrei diviso il tempo tra la nonna, Gale e Josie un’amica che conoscevo dall’epoca della mia prima vacanza qui. Il nostro rapporto era piuttosto strano. Durante i tre mesi che trascorrevo in California eravamo inseparabili, ma come ripartivo per Detroit non ci sentivamo più finché non fossi tornata l’estate successiva per la prossima vacanza. Niente telefonate, niente lettere o messaggi… niente. Eppure ogni volta che ci ritrovavamo era come se non fosse mai passato neanche un giorno di separazione.
Con Gale invece era tutta un’altra storia; io e lui ci sentivamo almeno una volta a settimana. Il nostro legame era molto forte, eravamo più fratelli che cugini.
Ripensai a Gas e mi si contorsero le viscere. Forse avrei fatto meglio a mettermi a fare qualcosa di costruttivo per tenere la mente occupata come disfare le valigie. Uscii dalla vasca tolsi il tappo mi asciugai e vestii. Ricontrollai l’immagine allo specchio. Indossavo un prendisole, una minigonna e un paio di infradito. Niente di che come abbigliamento, ma nel complesso non ero male.
Mi avviai verso la mia stanza  presi il cellulare e chiamai Gale che rispose al secondo squillo
-Hola!-. Il solito pagliaccio.
-Ciao Gale sono Daisy!-.
-Cugina! Quale onore-.
-Lavori oggi pomeriggio?-. “Di di no, di di no”. Pregai fra me e me.
-Fino alle tre e mezzo perché?-
-Grandioso! Devo andare all'Arnold a parlare col signor Morris per il lavoro,vieni con me?-. Il proprietario precedente era un appasionato di Happy days, e quando a passato la gestione al figlio quest'ultimo non ha voluto cambiare niente.
-Ma certo! In effetti adesso che ci penso, è un bel po’ che non ci vado. Va bene alle quattro?-
-Ma certo! Gale?…-. esitai.
-Si?-.
-Grazie-. Gli ero molto riconoscente per il fatto che sapesse trovare tanto tempo da passare con me.
Indipendentemente dall’ora o il giorno che lo chiamavo lui per me era sempre libero.
-Lo sai ti voglio bene. Farei qualunque cosa per te. Dici che è per via del legame di sangue?-.
Ridendo riattaccai facendo scattare lo sportellino del telefono.
-Bene- mi dissi a voce alta -ora occupiamoci della stanza.
Posai la valigia sul letto e iniziai a svuotarla guardai scoraggiata l'armadio dipinto di un orsa pallido con sopra attaccati gli adesivi dei miei cartoni preferiti di quado ero piccola e in quel momento desiderai fortemente che l'armadio fosse di un normalissimo bianco, o perlomeno che non ci fossero gli adesivi delle principesse Disney per quanto in segreto le adorassi ancora in fondo erano le mie eroine Pocahontas in particolare, mi ero addirittura travestita da lei una volta per halloween...quando finii di sistemare i vestiti nell'armadiorichiusi le ante e rimasi stupita.
Tutti gli adesivi che ci avevo appiccicato da bambina erano spariti. Eppure avrei giurato che fino ad un'attimo prima erano lì, ma forse me li ero solo immaginati infondo ero talmente abituata a vederli lì che l'abitudine me li aveva fatti vedere anche se non c'erano...probabilmente li aveva tolti la nonna prima del mio arrivo.
Quando finalmente finii di mettere a posto le mie cose il che vale a dire alle dieci e mezza decisi di chiamare Josh, e nonostante l'ora lo svegliai.
-Pronto?- la voce profonda all’altro capo del telefono era impastata dal sonno e irritata per il
risveglio.
-Abbiamo fatto le ero piccole ‘sta notte?-. Chiesi con finta voce severa.
- Daisy! Come stai? Come è andato il viaggio?-. La sorpresa sembrò risvegliarlo del tutto e l’irritazione era sparita dalla sua voce.
-Sto bene e il viaggio è andato alla grande. Ho dormito, come al solito.- Sorrisi senza sapere bene il perché.- E tu invece come stai?-. Gli chiesi.
-Abbastanza bene, però mi manchi piccola… senti un po’ non potevi aspettare qualche ora per chiamarmi?-
-Ehm…- risposi –scusami, non avevo intenzione di svegliarti è solo che sono le dieci passate. Pensavo che fossi già sveglio.-
Lo sentii ridere all’altro capo del telefono. E visto che potevo solo sentirlo me lo immaginai in quell’atto. Aveva la risata di un bambino, ingenua e pura.
- Hai ragione tesoro qui è l'una passata avrei dovuto alzarmi qualche ora fa ma proprio non ce l'ho fatta.-
-Perchè? Cos'hai combinato ieri sera?- ecco me n'ero andata da meno di un giorno e lui già faceva baldoria.
-Abbiamo portato Rick in ospedale...- Rick era il suo fratello minore.
-Cosa gli è successo?- chiesi ansiosa.
-Niente di grave non preoccuparti. E' solo che si è messo in testa di costruire una casa sull'albero e dato che mio padre non ha mai tempo ha pensato bene di iniziarla da solo. Così è caduto e si è rotto l'avambraccio in tre punti una delle quali esposta. Quindi siamo dovuti restare in ospedale fino alle tre di notte una vera rottura. Però indovina? Da domani mio padre inzierà a costruirgli quella stramaledetta casetta.-
Tirai un sospiro di solievo.- Beh almeno non è niente di grave.-
- E oggi cosa fai?-
Chiacchierammo per un’ora. Alla fine ci salutammo con un “ci sentiamo presto, mi manchi”.
Scesi per preparare il pranzo che io e la nonna consumammo in silenzio. Il nostro rapporto era così. Appena arrivavo da Detroit ci raccontavamo tutto poi nei giorni seguenti ci limitavamo a un “buongiorno” o “come è andata oggi?”… tutto qui. E’ per questo che non mi piacevano le vacanze estive, il rapporto con la nonna che in teoria avrebbe dovuto saldarsi si congelava.
-Cosa fai oggi pomeriggio?-
-Vado all'Arnold con Gale. Poi probabilmente ci mangeremo una pizza alla piccola Italia.- alzai lo sguardo e guardai mia nonna negli occhi -Non ti dispiace vero che sto fuori tutto il pomeriggio?- era una domanda retorica perché in realtà conoscevo già la risposta.
Mi sorrise da sopra il suo piatto –Ma certo che no cara. Tra l’altro stasera devo andare al club del libro, quindi non sarò certo di compagnia. Vai pure e divertiti.-
Finito di mangiare pulimmo i piatti lei andò a riposarsi mentre io andavo in salotto a guardare un po’ di tv…che spensi dopo cinque minuti vedendo che non offriva niente di meglio di programmi di “dieta per i tuoi animali soprappeso”. Assurdo avevano inventato pure delle pastiglie dimagranti per gli animali. Il superficialità della società era arrivato al culmine.
Decisi di recuperare il libro che stavo leggendo in quel periodo, e di piazzarmi in pergolato a leggere fino alle quattro. Ma non lessi molto, anzi non lessi per niente. Il rumore delle onde, il sole, il caldo e il profumo della brezza erano inebrianti e mi addormentai nel giro di qualche minuto.
Mi risvegliai qualche ora dopo quando sentii una mano che mi scuoteva delicatamente.
Mi alzai a sedere di scatto turbata dal sentore del sogno che avevo fatto. Non me lo ricordavo con precisione era più che altro il vago ricordo di qualcosa appartenente al passato.
-Ben svegliata Bella Addormentata!- il viso sorridente di Gale era sopra al mio –Che fai? Prima mi inviti a uscire e poi ti addormenti in mia attesa? Devo sentirmi offeso nella mia virilità per caso? Sei la prima ragazza al mondo che non si mangia le unghie dal nervosismo prima di uscire con me ad un appuntamento!-.
Gli sorrisi di rimando –Tranquillo la tua virilità è perfetta e decisamente attraente come al solito. E’ la tua modestia che ha bisogno di qualche ritocco- scoppiò a ridere e poco ci mancava che non cadesse dalla sedia.
-Hai la lingua lunga e tagliente come al solito cugina! Adesso ho capito perché non hai mai trovato un ragazzo prima di Gas-
Gli tirai il cuscino addosso e corsi in casa per prendere la borsetta e darmi una sistemata ai capelli. Meno di un quarto d’ora dopo eravamo già arrivati al chaos che stava aprendo proprio in quel momento. Vidi il signor Morris e mi avvicinai, con Gale alle calcagna, per salutarlo.
-Signor Morris!-
Il signore in questione si voltò con aria sorpresa e vedendomi il suo faccione largo si illuminò di un
sorriso facendo tremolare gli enormi baffoni che aveva sul labbro superiore.
- Daisy! Come stai? Che bello rivederti!-.
Diedi una mano ad aprire mentre Gale chiacchierava con un barista amico suo.
-Allora come vanno gli affari?- chiesi.
-Benone! Ricordi che l’anno scorso avevo chiesto il permesso per far diventare L'Arnold un pub? Bhè quest’anno ci sono riuscito! Il 20 aprile è diventato ufficialmente un pub!-
-Ehi questa si che è una bella notizia!-
Continuammo a parlare e nel frattempo ci accordammo sui miei turni di lavoro. Cinque sere la settimana compresi il sabato e la domenica  più due pomeriggi. Era andata bene.
E per concludere in bellezza incontrai Josie. Io e Gale eravamo andati al parco a fare un giro e lei era seduta all’ombra di un albero a leggere. Pensai che non era cambiata per niente. Solo i capelli erano più lunghi, adesso le scendevano oltre i fianchi  mentre l’ultima volta che li avevo visti le arrivavano a metà schiena.
Ciao Josie.- Le dissi avvicinandomi.
Alzò lo sguardo e cacciò un grido di felicità – Oh mio dio!Daisy!- e mi saltò addosso buttandomi le braccia al collo. – Che bello rivederti!-
Si! È bello rivedere anche te. Come stai?-
Io sto bene. Ma non parliamo di me tu come stai?-
Bene sono arrivata ieri sera e…-
Gale mi ha detto che ti sei trovata il fidanzato- mi interruppe.
Lanciai un’occhiataccia a mio cugino che mi sorrise in modo impertinente – Ma davvero?- le risposi – Gale ha sempre avuto la lingua troppo lunga.-
Scoppiò a ridere diede un bacio sulle labbra a Gale, che mi lanciò un occhiata imbarazzato e  lasciando me totalmente sorpresa. Vedendo la mia espressione, da ebete probabilmente, Josie alzò un sopracciglio e guardò prima me poi Gale.
Io e Gale stiamo insieme. Non… non te l’ha detto?-
Mi riscossi – No non me l’aveva detto.- poi sorrisi entrambi – Da quanto?-
Sei mesi tra cinque giorni- Josie sorrise orgogliosa.
Wow! Sono…sorpresa e… e felice. Cavolo Gale perché accidentaccio non me l’hai detto?-
Non sapevo come avresti reagito… non so- si strinse nelle spalle evidentemente sollevato.
Risi sommessamente – In qualunque modo avessi reagito, cugino caro, non sarebbero stati affari miei.-
Alla fine decidemmo di andare a mangiare una pizza tutti e tre insieme, ma man mano che la serata procedeva mi trovavo sempre più a disagio. Loro erano gentili e evitavano effusioni varie davanti a me; ma ciò non cambiava che quella sera stavo facendo da reggimoccolo.
In più tutto quell’affetto mi faceva sentire ulteriormente la mancanza di Gas.
Tornammo a casa presto, per le dieci, perché il giorno dopo Gale doveva lavorare. Riportammo a casa per  prima Josie. Ci demmo la buona notte e risalii in macchina in attesa che Gale finisse di salutarla. Dopo cinque minuti di attesa mi stufai e diedi un colpo di clacson per ricordargli che aveva anche una cugina.
Accidenti che saluto!- esclamai quando salì in macchina –se quello era il bacio della buona notte non voglio immaginare come sarebbe quello di addio…- mi lanciò un occhiataccia ma non disse niente.
Dopo qualche minuto di silenzio parlò – Scusami.-
Lo guardai stupita –E per cosa ti dovrei scusare?-
Per non avertelo detto prima-
Effettivamente di quello sono dispiaciuta… ma non ti preoccupare ora lo so.-
Non volevo che lo sapessi così…-
Scoppiai a ridere – Guarda che non è finito il mondo in fondo lei è affare tuo, come pure la decisione di dirmelo o meno.-
Vedendo la mia reazione sorrise -Guarda che avevo intenzione di dirtelo prima o poi.-
Ma davvero? E quando per l’esattezza? Prima o dopo il matrimonio?-
Oh sicuramente prima! Sai come damigella d’onore saresti perfetta.-
Guarda che questi discorsi di solito li fanno le donne…-
E con questo cosa vorresti dire?-
Scherzammo per il resto del viaggio e prima di quanto mi aspettassi eravamo arrivati a casa della nonna. Lo salutai e entrai in casa.
Sul tavolo c’era un biglietto della nonna che diceva:

Daisy
Domani mattina esco presto per fare la spesa. Se non ci vediamo ti ho preparato le brioche alla marmellata le trovi nel forno devi solo scaldarle. Le foglie di the per gli infusi sono nel barattolo sopra la credenza. Fammi solo il favore di portare fuori per una passeggiata Peter domattina.
Baci la nonna.


Sorrisi. La dolce nonna che pensava sempre a me.
Peter era l’enorme pastore tedesco che amavo con tutto il cuore, aveva tre anni fui io a portarglielo in casa. Fu una sera di tre anni prima stavo tornando a casa dal lavoro e vidi la povera bestiola mezza morta di fame. All’epoca Peter era un cucciolo di appena qualche mese, semplicemente lo raccolsi e lo portai a casa. La nonna non disse nulla, si limitò a dargli da mangiare e a farlo dormire sul divano in salotto. Da allora si fanno compagnia a vicenda. Fui io a scegliergli il nome.
Peter come il cane che avevo quando ero piccola.
 Mi stiracchiai e andai in camera. Volevo leggere un po’ ma come quel pomeriggio non ci riuscii. Continuavo a pensare a mio cugino e alla mia amica, era la coppia più improbabile del mondo.
Josie era una ragazza estroversa, ma al contempo anche molto regolata. A scuola aveva la media perfetta, nella vita sociale aveva un sacco di ottime conoscenze per il futuro lavoro. Gale invece… bhè era Gale. Un ragazzo intelligente e bellissimo certo. Però piuttosto spericolato, non sapeva regolarsi. Rivedendola in questi termini però forse creavano una sorta di coppia perfetta, si equilibravano a vicenda . Cullata da quei pensieri mi addormentai.


mercoledì 16 febbraio 2011

Infatuation - Eireen

Buon giorno carissimi lettori anche se in effetti oggi non è una bellissima giornata purtroppo ^-^
Quindi tantovale tirarsi su di morale leggendo un buon libro sotto le coperte e perchè no una bella cioccolata calda per scaldarsi ( piano A per la mia giornata ).
Oggi volevo iniziare la publicazione dell'altro libro a cui sto lavorando ormai da qualche anno dato che l'ho iniziato più o meno quattro anni fa.

Trama:
Infatuation parla di Daisy una giovane ragazza che ogni anno d'estate è ospite di sua nonna in california.
Ma quest'anno sarà un anno molto particolare per lei, sebbene ritrovi l'amicizia di Josie e l'affetto del cugino Gale non può fare a meno di sentire la mancanza del suo ragazzo che è rimasto a Detroit. Ma non sa che una forza potente è in agguato ma soprattutto non sa della forte infatuazione che l'incontro con un formidabile sconosciuto le provocherà.





Infatuation
Cap.1 pt.1

Le vacanze estive. L’evento in assoluto più atteso da tutti i ragazzi…o quasi.
Mia madre era riuscita a farmele odiare da quando avevo dieci anni, quando fui costretta per la prima volta a passare tutti e tre i mesi di vacanza a casa di mia nonna. Con questo non voglio dire che per me non fosse un piacere rivederla…ma cercate di capire…un’ottantenne non offre grandi prospettive di divertimento per una bambina di dieci anni, ne per una di undici o diciassette anni.
Sta di fatto che da quando avevo dieci anni, ogni anno, il dieci giugno parto direttamente da Detroit per la California a passare i prossimi tre mesi della mia vita.
A essere sinceri gli ultimi tre anni non erano andati poi così male. Mi ero trovata un lavoretto in un bar praticamente sulla spiaggia piuttosto carino, paga buona, orario ottimo. Un lavoretto che aiutava a far passare il tempo e dove avrei lavorato anche quell’estate.
Nonostante questo, quell’anno la partenza sarebbe stata un evento terribile.
Avevo un ragazzo. Il mio primo ragazzo per l’esattezza. Stavamo insieme da nove mesi e come primo tentativo era andata alla grande… ma adesso saremmo stati separati per tre mesi, anzi due mesi e tre settimane; avrebbe passato una settimana con me in California a luglio, ma come è ben risaputo le relazioni a distanza non funzionano.
-Tesoro- esordì mia madre come al solito al gate dell’aeroporto.- comportati bene, chiama ogni giorno e salutami la nonna-. Mi schioccò un sonoro bacio sulla guancia,il che mi fece sentire una bambina di cinque anni.
-Mamma, mi dici le stesse cose da quando avevo dieci anni, tutti gli anni- dissi in tono paziente.
-Oh scusami Daisy! Ma lo sai che divento nervosa in questo periodo dell’anno. Sai fra il lavoro e tutto il resto…ma ora va il tuo aereo parte fra poco. Ci vediamo fra tre mesi piccolina mia e ricordati chiama…-
-Ogni giorno, si credo di aver assimilato il concetto dopo sette anni-.
Ci abbracciammo, raccolsi il mio bagaglio a mano e mi avviai per imbarcarmi.
Il viaggio andò alla grande. Dormii come al solito e fui svegliata dall’hostess.
California sono tornata!
All’aeroporto trovai mio cugino Gale che era venuto a prendermi. Davvero un bel tipo, il tipico ragazzo californiano, super biondo, super abbronzato, super atletico in poche parole? Beh decisamente carino sì. Peccato che fosse mio cugino…altrimenti non ci avrei pensato due volte a saltargli addosso.
-Daisy! Mi sei mancata dolcezza!- mi sorrise e mi abbracciò con trasporto.
-Anche tu mi sei mancato!- dopo qualche istante ci sciogliemmo dall’abbraccio.
Gale mi aiutò a portare le valigie e ci incamminammo verso la sua macchina parlando del più e del meno.
- Allora come sta la mia adorabile cugina?- mi chiese una volta saliti in macchina.
-Bene a parte…bhè lo sai. Josh, il mio ragazzo, è ancora a Detroit. Non potrà venire a trovarmi prima di metà luglio…-lasciai la frase in sospeso con aria imbarazzata mentre il mio adorabile cugino se la rideva di gusto delle mie disgrazie e mi strizzava il braccio con fare rassicurante mentre metteva in moto la macchina.
- Bhè, quali erano le alternative di tua madre? O che venivi qui questa estate o a settembre ti mandava in collegio? E’ proprio un tiranno!-
-Già come no- replicai- e di te cosa mi racconti? Come stai?-
-Oh piuttosto bene ho trovato lavoro da un meccanico vicino a casa e un paio di mesi fa ho affittato una casa vera e propra con tanto di giardino con un paio di amici. Diciamo che mi sono sistemato piuttosto bene-
-Una casa?- rimasi a bocca aperta a quella notizia- Wow Gale! Ma è fantastico una casa tutta tua? Niente adulti fra i piedi?-
-Niente adulti fra i piedi? E secondo te allora io cosa sarei? Un moccioso? Ho ventidue anni nel caso non lo sapessi-.
Lo guardai con finta aria pensosa- In effetti fisicamente dimostri ventidue anni ma a livello di maturità ne dimostri almeno quindici in meno-.
Continuammo su questo tono scherzoso per tutta l’ora che ci separava da casa della nonna Sarah.
Era sempre così con Gale, ti faceva sentire ben accetto e sapeva metterti a tuo agio sempre e comunque.

La nonna abitava in una magnifica villetta sul mare, molto carina e quando arrivammo la trovammo seduta sotto il porticato ad aspettarci con in mano un lavoro a ricamo.
Sentì il rumore dei pneumatici e alzò lo sguardo sorridendo.
- Ciao nonna- le sorrisi avvicinandomi- come stai?-e l’abbracciai.
- Daisy tesoro sto bene! Quanto tempo e come sei cresciuta! Che bella che sei diventata-.
Arrossii violentemente a quelle parole. Tipico di me, arrossire per ogni sciocchezza e in alcune occasioni questo mio lato del carattere era molto, molto imbarazzante.
-Grazie nonna anch’io ti vedo bene-
-Gale tesoro che ne dici di rimanere a cena con noi stasera? Ho preparato gli spaghetti alla scogliera come li fanno proprio in italia so che vi piacciono-
Io e mio cugno ci scambiammo un’occhiata e scoppiammo a ridere- Si dice allo scoglio nonna- la corressi
A ottantasette anni la nonna era ancora in gamba perfettamente autonoma, e sia nel fisico che nel pensiero dimostrava almeno dieci anni di meno. Speravo di diventare anch’io così alla sua età.
Ci sedemmo a tavola e cenammo allegramente parlando del più e del meno di come erano passati questi ultimi nove mesi e, inevitabilmente, incappammo in argomento “fidanzati”.
-Bhè- esordii- in effetti ho un ragazzo- le raccontai - stiamo insieme da nove mesi si chiama josh, e ha diciassette anni come me e siamo a scuola insieme ci siamo conosciuti al corso di inglese e rincontrati a quello di spagnolo, matematica, e scienze.-
-Oh Daisy cara! era ora che ti trovassi il ragazzo!-la nonna lanciò un occhiataccia a Gale che a quelle parole era scoppiato a ridere sbavezzandosi addosso l’acqua che stava bevendo.-Io alla tua età avevo già fatto una strage di cuori, aveo un sacco di corteggiatori quando andavamo a ballare con le mie sorelle i maschietti... -.
-Facevano la fila fin fuori per poter ballare con te.Certo nonna, me l’hai già raccontata la storia-. Le riposi ridendo con le lacrime agli occhi.
Concludemmo la serata con la torta di mele squisita come al solito. Alla fine Gale se ne andò alle undici e la nonna vedendomi con la testa ciondolante dal sonno mi spedì in camera da letto con un bacio stampato in fronte come faceva quando ero piccola e un – Bentornata tesoro-.
Salii le scale stancamente strascicando i piedi e mi diressi nella mia stanza. Mi buttai lì sul letto senza neanche mettermi il pigiama e mi addormentai cullata da rumore delle onde che si infrangevano sulla sabbia.


Per oggi mi fermo qui ^-^
Buona lettura a tutti
                                    XOXO Eireen