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lunedì 19 settembre 2011

Silver Moonlight 24°capitolo

buongiorno a tutti! non sò quanti siano rimasti a seguire il blog ma spero che qualcuno ci sia ancora. mi dispiace non essere stata presente nell'ultimo mese ma dopo un lungo periodo (non di vacanza ma di lavoro) sono tornata per deliziarvi (almeno lo spero) con i nuovi capitoli della mia storia silver moonlight e con una sorpresa. ebbene si ho cominciato un altro racconto. spero che anche questo potrà piacervi perchè ho grandi progetti su questa nuova storia. devo ancora decidere bene in quale giorno postarvelo ma vi prometto che sarà a breve.

p.s. blogger non mi fà caricare il banner di SM per cui vi posterò il capitolo senza la solita immagine a precederlo

SILVER MOONLIGHT capitolo 24

Per fortuna li convinse a non chiamare la polizia visto che in ogni caso sarebbero tornati il giorno dopo.

Guardando l'orologio digitale lyla si corresse.

Sarebbero tornati quel giorno stesso. Erano le due di notte passate.

Recuperato un pezzo di cartone compresso dallo studio di saraphine coprirono la finestra meglio che poterono. Poi dopo mille rassicurazioni da parte di lyla uscirono dalla sua camera e tornarono a letto.

Rimasta nuovamente sola doveva affrontare qualsiasi situazione avrebbe trovato in bagno.

Appoggiando la mano sulla maniglia, ebbe un nuovo un deja-vu della notte in cui l'uomo era entrato in camera, sua solo dio sa per fare cosa. Anche allora aveva avuto paura di aprire la porta, con l'angoscia che le serpeggiava nella pancia. Quell'uomo la turbava anche al di là che fosse il suo aggressore indemoniato.

Inserì la chiave che aveva recuperato dal cassetto e abbassando la maniglia apri lentamente.

Lui era esattamente dove lo aveva lasciato quando lo aveva trascinato a forza dentro. Appoggiato scompostamente nella porzione di pavimento tra la doccia e il wc.

Era immobile e tra un respiro e l'altro passava cosi tanto tempo che lyla pensò che fosse morto in un primo momento.

Rimase li in piedi, ferma come una statua a fissarlo per un tempo lunghissimo.

Sembrava che stesse dormendo. I capelli rossicci gli scendevano sugli occhi dal taglio allungato contornati da ciglia chiare come i capelli. Lyla ricordava di averli visti in modo chiaro la notte prima. Erano grigi e freddi come il ghiaccio. Non poteva negare che fosse davvero un bell'uomo. Non dimostrava molti anni più di lei, venticinque o forse ventisei.

Non sapeva cosa fare. Doveva cercare di svegliarlo?

Il completo nero notte luccicava sotto qualsiasi fonte di luce abbastanza forte da raggiungere la stoffa. Non potendo più resistere gli si inginocchiò accanto e appoggiò una mano sul tessuto. Era di squisita fattura, doveva essere senza dubbio seta. Un completo comprato in un negozio di classe. E senza accorgersene cominciò a fantasticare di cosa si occupasse nella vita di tutti i giorni. Probabilmente era un mafioso di quelli stile scarface o il padrino. Non era cosi difficile trarre una conclusione di quel tipo visto cosa le aveva fatto e come era vestito.

Alla faccia dell'ovvietà.

Si appoggio alla lastra di vetro soffiato della doccia abbracciando con le braccia le gambe portandosele al petto.

Dio quanto era stanca.

Anche se aveva dormito dopo essere tornata dal lago non aveva veramente riposato, poi lui aveva fatto irruzione ed ora eccola li. Ad aspettare solo dio sapeva cosa.

Dopo qualche minuto sentì dei lamenti sommessi venire dalla bocca di lui, stava soffrendo? Forse il sangue che gli era sceso dalla manica veniva da una ferita grave che nell'irruzione in casa si era riaperta e che ora gli faceva molto male.

Stava per entrare nel panico. non sapeva cosa fare, non sapeva se doveva cercare di svegliarlo o lasciare che lo facesse lui da solo. Era sempre più combattuta quando lui scelse per lei e aprì gli occhi.

Si, erano stupendi proprio come li ricordava. Grigi come le nuvole prima della pioggia, e con piccole venature più chiare.

Era cosi persa ad ammirare ogni minimo particolare delle sue iridi, da non notare che lui stava cercando di alzarsi.

Appoggiando le braccia a terra cercò di fare leva su quello ferito, ma si accasciò immediatamente con gemiti di protesta.

  • non sforzarti, credo tu sia ferito.-

le parole che le uscirono di bocca erano ben diverse da quelle che avrebbe voluto dire. E dallo sguardo stranito che le lanciò anche lui doveva aver pensato la stessa cosa. Un criminale era steso sul pavimento del bagno della sua camera e lei si preoccupava che stesse male? Ma cosa diavolo le diceva la testa?

  • adesso ti preoccupi per me?- disse lui in un sussurro, quasi le avesse letto la domanda negli occhi.

Ok. si sarebbe immaginata una qualsiasi altra risposta, del tipo: -scusa se ti sono piombato nella camera da letto per due notti di fila-, ma il sarcasmo non era tra quelle.

Che razza di maleducato!

-come scusa?- era una sua impressione o la situazione si stava facendo alquanto surreale?

  • prima.- disse lui con evidente affanno. - nel bosco, mi hai fatto parecchio male.-

questa si che era bella!

Lui che le aveva quasi spezzato una caviglia, voleva passare per vittima?

Strinse i pugni conficcandosi le unghie nella carne fino a quando non sentì dolore. Doveva assolutamente trattenersi o altrimenti gli avrebbe fatto del male sul serio questa volta.

Doveva concentrarsi sul suo obbiettivo. Doveva avere delle risposte.

Chiuse gli occhi e inspirò l'aria dal naso fino a quando i polmoni non le fecero male poi espirò forte dalla bocca. Quando fù sicura di aver ritrovato un po' di chiarezza riapri gli occhi, scoprendolo intento a fissarla.

  • Hai intenzione di parlare o continuerai a fare cose da pazza?-

oh bhe se voleva la guerra...

  • senti tu. Tutto questo è a dir poco assurdo. Io non ti conosco! Non so chi sei ne da dove provieni. Sei tu quello disturbato mentalmente. Ieri notte ti sei introdotto in casa mia, oggi pomeriggio mi hai aggredita e stanotte sei entrato di nuovo.

    Ora vedi di fare come dico io. Ti farò delle domande e tu mi darai delle risposte o chiamerò la polizia.- dicendo cosi estrasse dalla tasca il telefonino e glielo mostrò come a sottolineare il concetto. - e questa volta dirò loro la verità su dove sei.-

  • hai mentito alla polizia?- chiese lui in tono divertito.

  • si. ho dovuto. - ammetterlo con uno sconosciuto potenzialmente pericoloso non era stata una buona mossa, dandogli quelle informazioni poteva avvantaggiarlo nel caso lui avesse voluto colpirla per poi fuggire di nuovo. Si soffermò a pensare ancora per qualche momento studiandolo attentamente. È difficile decifrare il linguaggio corporeo di una persona che non conosci per niente. Sarebbe stata attenta ad ogni piccolo gesto per cercare di capirlo meglio. -Se ti avessi denunciato, loro ti avrebbero arrestato e io non avrei mai ottenuto le risposte che volevo. Non mi avrebbero mai lasciata sola con te e, chiamalo intuito, dubito che tu avresti detto loro tutta la verità.

  • Ragazza perspicace. Si; avrei detto loro il minimo necessario. Quanto bastava per dar loro l'impressione che non stessi nascondendo niente. Non posso finire in prigione.- si passò le mani tra i capelli poi con il dito medio si massaggiò la pozione di pelle sopra al naso. Ripetendo il gesto più volte.

    Doveva essere un segno di stanchezza.

Bhe lo erano entrambi, ma lyla non poteva ancora concedersi il lusso di correre tra le confortevoli lenzuola del suo letto. C'erano ancora un paio di cose da risolvere e una di quelle era rappresentata dall'uomo che giaceva sanguinante sul pavimento del suo bagno.

Sarebbe stata una nottata lunga.



domenica 7 agosto 2011

comunicazione di servizio


gente non dateci per disperse perchè siamo ancora qui con voi.
con l'arrivo di agosto siamo stra-impegnate e quindi ci riesce difficile ve
nire ad aggiornare il blog, ma non preoccupatevi che non lo abbandoneremo! fino a metà settembre temo che sarà cosi ma poi riprenderanno i post
settimanali. per ora vi lascio con un nuovo capitolo di silver moonlight e alla nostra lyla.

baci

  • brutto porco maniaco schifoso.-

chissà perchè in un momento come quello si immaginò la scena di frankenstein junior in cui gene wilder testa la reattività di un paziente urlandogli contro una serie di improperi. In un certo senso era una situazione abbastanza comica, tranne forse per chi si trovava protagonista.

  • aiut....-

non fece nemmeno in tempo a pronunciare la parola per intero che quello si accasciò a terra come un sacco di patate.

Dalle scale venne un rumore di passi.

  • merda-

qualcuno stava salendo le scale. Probabilmente il tonfo del corpo caduto a terra aveva allarmato gli zii che dalla sala stavano correndo a vedere se era tutto a posto. Ma quei due che cavolo facevano nel mezzo della notte ancora sul divano. Rabbrividì, non voleva veramente una risposta.

Guidata dal panico prese il corpo senza sensi dell'uomo lo trascinò per un piede verso il bagno, dall'altra parte della stanza. Nei film sembrava sempre un gioco da ragazzi ma tirare un uomo a peso morto per un piede non per niente facile. Nonostante dalla finestra che quel pazzo aveva rotto, entrasse l'aria gelida della notte le scendevano gocce di sudore lungo la fronte e la linea della spina dorsale.

Era quasi a metà strada tra il letto e la porta del bagno quando saraphine bussò alla porta. Aveva almeno avuto la decenza di bussare invece di irrompere dentro come un uragano. Cosa che invece avrebbe fatto senza dubbio suo marito.

  • lyla, piccola, abbiamo sentito un vetro che si spezzava, stai bene? Ti sei fatta male?-

era stata una stupida a credere che non avessero sentito il vetro che mentre andava in mille pezzi si spargeva per tutta la stanza.

Tipico suo.

  • ehm.....si è tutto ok.-

  • lyla per favore apri.

Questa volta non poteva cavarsela semplicemente dicendo che stava bene. Che era tutto ok. Sarebbe sembrato troppo strano non farla entrare.

  • un attimo zia, sono ancora svestita.-

  • lyla per la miseria non mi scandalizzo vedendoti nuda, ricordi? Ti ho cresciuta io! Ti ho pulito il sedere fono all'asilo-

erano tutte scuse ovviamente. Non poteva aprire con il corpo privo di sensi in mezzo alla stanza. L'avrebbero scoperto e chiamato la polizia di conseguenza. L'agente denton si sarebbe presentato per finire la sua deposizione e le avrebbe chiesto: - è questo l'uomo che ti ha aggredita?-

e lei a quel punto non avrebbe potuto negare ancora. No non voleva che lo arrestassero. Avevano una faccenda in sospeso ed era tra loro due soltanto.

  • lyla!-

alla voce di saraphine si era aggiunta quella di joseph che aveva perso il suo tono gioviale che accompagnava sempre la sua voce, ed era diventata irritata con una punta di quella che forse era rabbia.

Doveva essersi veramente incavolato se si era arrivati a quel punto.

A confermare i suoi timori lui dall'altra parte della porta disse:

  • lyla mi sto seriamente incazzando, quindi, o apri la porta ora e risolviamo la cosa civilmente, o prendo la prendo a spallate fino a quando non sono riuscito a entrare.-

dio quanto era tragico quell'uomo.

Dopo un ultimo sforzo, riusci a fare entrare quel tanto che bastava il corpo dentro al bagno. Quindi chiuse la porta a chiave e se la nascose nel primo cassetto dalla cassettiera dove stava appoggiata la tv a schermo piatto.

Poi si spogliò in fretta lanciò in un angolo i jeans e il maglioncino puliti che aveva indossato solo qualche ora prima quando lo stesso uomo che ora era svenuto nel bagno l'aveva aggredita.

Indossò un paio di pantaloncini corti e una maglietta larga con sopra un cervo poi arruffò i capelli che forse lo erano già fin troppo. Quindi indossò la vestaglia e aprì.

Sperò che qualunque dio stesse assistendo alla scena le desse una mano.

Apri la porta e lascio che l'uragano joseph entrasse nella stanza.

  • per tutte le stelle nel cielo-

a volte le imprecazioni di jo erano veramente patetiche e probabilmente non riusci a mascherarlo bene perchè lui si voltò e le disse: - cosa diavolo è successo in questa stanza? Eh?-

quello era il momento esatto in cui avrebbe dovuto mettere una maschera di bugie sulla faccia fin troppo sincera che aveva di solito.

Fine un'espressione di stupore mista a preoccupazione e paura.

  • io....io non lo so zio.-

diavoli, non era poi cosi male con le bugie.

  • ero a letto che dormivo e poi ho sentito il vetro che si spezzava. Mi sono svegliata ho visto tutto il vetro sparso in giro e poi siete arrivati voi a bussare. Ne so quanto voi.-

La porta finestra era divisa il due finestre per ogni anta. Il vetro superiore dei quella a sinistra era completamente esploso verso l'interno . Con ogni probabilità mister sconosciuto l'aveva fracassato con una gomitata poi era entrato scivolando attraverso l'apertura.

Saraphine si avvicinò per guardare meglio persa nelle sue teorie e ipotesi.

  • può darsi che sia stato un animale.- disse

il silenzio calò tra di loro.

  • tua zia non ha tutti i torti.-

  • grazie caro.- disse lei guardandolo con uno sguardo pieno di amore e orgoglio.

Si sentiva sempre di troppo quando si scambiavano quelle occhiate cariche di sentimento e affetto.

Si schiarì la voce riportando l'attenzione all'argomento.

  • Hai visto qualcuno fuori dalla finestra prima di andare a dormire?-

quella domanda la prese alla sprovvista. Perchè diavolo le facevano una domanda simile? Che sospettassero qualcosa? Si sentì il viso andare in fiamme per il senso di colpa.

Cavoli, se l'era cavata bene fino a quel momento.

O era diventata paranoica o loro sapevano qualcosa.

Si voltò e cominciò a raccogliere i pezzi di vetro dando loro le spalle. Non poteva farsi beccare con la faccia di quel colore. Avrebbero capito che stava nascondendo qualcosa.

  • no, nessuno? Perchè questa domanda? Perchè qualcuno dovrebbe stare davanti alla mia finestra nel pieno della notte?

Non si voltò ma dalla risposta di saraphine capì che sul suo viso doveva essersi dipinta un'espressione sconcertata.

  • potrebbe darsi che l'uomo che ti ha aggredita sia tornato.-

ma certo! Sospettavano che probabilmente lui la stesse ancora seguendo e che forse avesse tentato di aggredirla ancora. Questa volta nella sua stanza da letto. Una mossa rischiosa ma che, se pianificata in modo intelligente poteva funzionare.

Loro avevano ipotizzato bene. Lui era tornato per lei. Nel posto dove si sentiva più al sicuro ma nel quale era più indifesa perchè priva di ogni protezione.

Perchè allora lo stava nascondendo? Cercava di proteggerlo dalla polizia? Ma per quale motivo?

La risposta era lì in un angolo della sua testa, che cercava di nascondersi volendo evitare di ammettere la verità.

Era incuriosita, affascinata perfino. Ma era anche timorosa di quello che quell'uomo voleva da lei. Se l'avesse consegnato alle autorità era certa che non avrebbe mai saputo la verità su quello che era accaduto. Non sapeva dire come ma era certa che lui avrebbe dato alla polizia una versione molto diversa dalla verità, ma altrettanto fattibile. Sarebbe andata persa la verità se fosse stato arrestato.

Voleva delle rispose e le voleva da lui in persona.







lunedì 25 luglio 2011

Silver Moonlight 22°capitolo

  • cosa credevi di fare comportandoti cosi con un agente lyla?-

avrebbe dovuto sentirsi in colpa per lo scoppio d'ira di poco prima, ma non era cosi. Avrebbe dovuto ammettere di aver sbagliato e scusarsi con tanto di flagellazione in pubblico, perchè pensandoci, ora che l'ira era scemata, fare incazzare un poliziotto non era proprio stata una bella mossa. Probabilmente comportandosi cosi lo aveva reso ancora più sospettoso su cosa era accaduto. Già se lo immaginava, seduto alla sua triste scrivania grigia, e ricoperta fino all'impossibile di scartoffie ancora da compilare, e tazze di caffè freddo e stantio, mentre era chino sul modulo per le dichiarazioni dei testimoni. Quello che avrebbe scritto l'agente Denton secondo lei suonava così: la signorina Emrys Lyla afferma di essere stata aggredita da un individuo che si presume sia un uomo, nel bosco nei pressi di Lake Louise. La sopracitata sostiene anche di non aver riconosciuto l'individuo che l'ha aggredita e di non poter fornire nessun dettaglio utile al riconoscimento di quest'ultimo.

Pertanto è possibile ipotizzare che la signorina Emrys abbia preso un grosso spavento scambiando l'ombra di un albero per uno spaventoso assassino.

Era praticamente certa che avesse scritto qualcosa di simile.

Doveva averla presa per una pazza psicolabile, poco male, cominciava a sentirsi davvero cosi.

Non si diede nemmeno il disturbo di rispondergli, lanciando un'occhiata da sopra la spalla che diceva: lascia perdere, per oggi ne ho avuto abbastanza.

Doveva essere pessima in quella cosa del parlare con gli occhi perchè quando fu a metà delle scale, joseph si aggrappò alla ringhiera di legno chiaro e sbraitando come un drago con i bruciori di stomaco le disse:

  • lyla torna immediatamente qua! Dobbiamo parlarne non puoi scappare, mi hai capito piccola testarda?!-

l'irritazione e la rabbia le riempirono le vene delle mani facendogliele richiudere a pugno istintivamente. A quel punto sapeva di non riuscire quasi più a trattenersi. Quindi con uno sforzo di nervi enorme salì gli ultimi gradini della scala saltandone due alla volta per infilarsi poi in camera sbattendo la porta e chiudendola a chiave, proprio mentre saraphine dal basso diceva: - calmati joseph. Ha avuto una brutta giornata, cerca di capirla-

beh, per fortuna che almeno qualcuno la capiva.

Era stanca di quella giornata ed era felice che stesse per finire.

Si buttò a peso morto sul letto, sprofondando piacevolmente tra gli strati di coperte e la trapunta che ricoprivano le lenzuola blu notte che aveva scelto in un grande magazzino di Toronto qualche anno prima.

Avrebbe voluto trascinarsi fino al cuscino e scivolare sotto le coperte per eclissarsi da tutto quello che la circondava ma non ne aveva la forza.

Riposò gli occhi per qualche minuto tenendoli chiusi e quando il respirò tornò ad essere regolare, li riaprì lentamente.

Era ora di affrontare un paio di cose.

Continuare a negare era ridicolo a quel punto. bisognava tirare le somme della giornata e, per quanto possibile cercare di mettere un po' di ordine e razionalità.

  • mmh.... vediamo-

disse parlando con se stessa.

  • per prima cosa, c'è stato l'incidente con l'auto. Quando sono uscita da casa per andare al lavoro-

l'autista aveva gridato dicendole di svegliarsi, ma lei si sentiva a posto.

Ci pensò un po' poi disse:

  • no quello addormentato era lui, come aveva fatto a non vedermi?-

accantonò il fatto non vedendoci niente di particolare.

  • Poi c'è stato lo scontro con il passante sul marciapiede.-

  • pffff.

Sbuffò con ironia. Quello non era nemmeno da prendere in considerazione. Eppure una sensazione di disagio serpeggiando lungo la spina dorsale le insinuò il dubbio che che la faccenda non si limitasse a un evento insignificante come quello. Ma ci fosse di più.

Ci avrebbe pensato in seguito, in quel momento non riusciva a ricavare altro dalle sue emozioni.

  • il caffè di francis-

quello si che era stato strano. Per tranquillizzarlo lo aveva rassicurato che era stato soltanto un calo di zuccheri a farla sbattere al tavolino della caffettiera. Ma ovviamente non era stato cosi. La verità era che non lo sapeva nemmeno lei. Forse razionalizzare su quell'evento in particolare era inutile, perchè di razionale c'era ben poco.

Per quanto uno si sentisse debole e stesse per svenire per un calo di zuccheri, non gli sarebbero mai spuntate negli occhi delle lenti d'ingrandimento. Questo era un fatto. Non si poteva discutere che quello fosse un dettaglio al di fuori di ogni spiegazione.

  • dovrei andare da un medico? No, m i prenderebbe per una povera pazza e mi farebbe andare nel reparto di psichiatria per u consulto.-

e lei sapeva di non esserlo. Sapeva che quello che le era successo per quanto strano e anormale era vero. Era accaduto sul serio.

Tuttavia rimaneva un mistero il perchè le fosse accaduto.

Cominciava a sentirsi insonnolita, tutto quel discutere con se stessa l'aveva rilassata e allo stesso tempo preoccupata, ma il sonno stava prendendo lentamente prendendo il sopravvento sui dubbi e sulle paure.

Quando chiuse gli occhi ogni preoccupazione aveva lasciato il posto alla tranquillità dei sogni.


Un vetro che andava in frantumi la risveglio da un sogno di cui già non ricordava più i dettagli.

Si mise frettolosamente a sedere sul letto e una folata di vento gelido la svegliò completamente.

Il tutto suonava di già visto, già successo.

E poi fu come ritrovarsi in un deja-vu.

Un uomo alto e bello. Una giacca nera e scintillante.

E sangue. Che questa volta oltre che dalla manica usciva anche dal colletto della giacca elegante. Ma era scuro e non sembrava riflettere la luce fioca che veniva dalla stanza di lyla. Era sangue secco oramai da giorni.

Dunque non si era sognata tutto. Quel piccolo dettaglio che continuava a tormentarla da quella mattina. Quel ricordo che non riusciva a ripescare e che era rimasto in agguato per tutto il giorno, ora era li.

Aveva già vissuto quella scena appena la notte prima.

L'uomo era già stato nella sua camera esattamente nello stesso punto in cui era ora.

Non poteva credere di aver dimenticato una cosa simile. Uno sconosciuto e possibile assassino entra in camera sua nel mezzo della notte e lei semplicemente lo scorda? Cosi all'improvviso? Possibile che l'avesse ipnotizzata per farle scordare l'accaduto? Si certo. Da un momento all'altro sarebbe spuntato anche mago merlino.

Poi rimase shockata dal pensiero che formulò nell'istante successivo.

Quello era lo stesso uomo che l'aveva seguita nel bosco.

  • tu brutto...-

la ferita che le aveva inferto nel bosco si era, in modo completamente inaspettato e sorprendente, rimarginata del tutto.

Ma il torto, l'umiliazione e la paura, bruciavano ancora sotto la sua pelle.

questa volta non l'avrebbe fottuta, non era tanto stupida da commettere due volte lo stesso errore, o per lo meno non l'avrebbe fatto consapevolmente.

lunedì 18 luglio 2011

Silver Moonlight 21°capitolo

Quando si accorse dell'errore fu troppo tardi. Il danno era già stato fatto.

  • io chiamo la polizia-

  • no joseph, non ce n'è bisogno...-

non aveva nemmeno fatto in tempo ad aprire la bocca che lui era già impegnato in una discussione accesa con la stazione di polizia locale.

  • lo sai quanto ci tiene a te.-

saraphine era meravigliosa. Indossava un paio di jeans bianchi e un maglioncino di lana a collo alto dello stesso colore. I lunghi capelli biondi in quel momento erano raccolti alti sulla testa in una crocchia.

Sembrava la regina delle nevi di qualche fiaba della buonanotte.

  • si lo so, ma credo che sia eccessivo chiamare la polizia. Io sto bene e a quest'ora chissà dove sarà finito quel tizio.-

  • per quanto ne sappiamo noi lyla, potrebbe anche essere una persona pericolosa è nostro dovere denunciare l'accaduto. Eravamo cosi preoccupati per te tesoro. Non vorremmo mai che succedesse al figlio di qualcun altro, per questo dobbiamo farlo .-

aveva ragione. Si sarebbe sentita terribilmente in colpa se a causa della sua reticenza a denunciare l'accaduto un'altra ragazza fosse stata aggredita.

Annuì silenziosamente, senza alzare lo sguardo dal tessuto arabescato del divano.

Non poteva biasimarli per come avevano reagito, appena uscita dal bosco si era resa conto di avere l'aspetto di uno che aveva appena finito un'esercitazione militare. Aveva cercato in tutti i modi di entrare in casa il più silenziosamente possibile per non farsi vedere conciata cosi, ma sfortuna volesse che quel testardo di suo zio la stesse aspettando appollaiato sulla poltrona accanto al divano dove si trovava lei ora.

Joseph era quasi svenuto alla vista di lei tutta sporca di fango, e il sangue che imbrattava la giacca all'altezza dello strappo aveva fatto da ciliegina sulla torta. Da quel momento era stato tutto un turbinio di imprecazioni che provenienti dalla bocca di joseph suonavano veramente strane. Era un uomo pacato, si agitava molto questo è vero, ma non era tipo da sfornate parolacce in serie.

Nel trambusto, saraphine si era svegliata e mentre cercava di calmare suo marito che ormai era sull'orlo di un attacco di panico, aveva fatto cenno di via libera a lyla che non se lo era fatto ripetere due volte ed era corsa in camera sua.

Chiusa la porta della stanza alle sue spalle, aveva girato la chiave nella toppa rimanendo da sola con il cuore che le andava a mille.

Era corsa in bagno e si era strappata la giacca lasciandola cadere sul pavimento. La maglia sottostante era impregnata del sangue che aveva perso dal taglio vicino alla clavicola. Aveva appoggiato delicatamente le dita sulla ferita aperta ma le aveva ritratte quasi subito. Quella ferita faceva un male cane.

Non riusciva a capire come se la fosse fatta, di sicuro non era stato cadendo perchè quando si era risvegliata sulle rive del lago ce l'aveva già. Più ci pensava meno riusciva a trovare una risposta razionale.

Era tutto assurdo, era assurdo che un uomo l'avesse aggredita, era assurdo l'incidente nel negozio di Francis.

Era esausta. Aveva fatto una rapida doccia lavando bene la ferita sotto al getto di acqua bollente in modo che non facesse infezione; dio solo sa con cosa si era ferita e quale tipo di germi potevano essere entrati. Uscita dalla doccia si era guardata allo specchio e aveva scoperto che non era grave quanto aveva creduto cosi si era messa un cerotto e si era rivestita con jeans puliti e una felpa attillata con un pupazzo di neve disegnato sopra. Poi era scesa al piano di sotto dove gli zii stavano ancora parlando al telefono. Cosi lei si era seduta sul divano ad aspettare che cominciassero con il fuoco di domande.

Ma non fecero in tempo a raggiungerla che il campanello di casa suonò.

Quando saraphine tornò non era da sola, con lei c'era un agente della polizia del Canada.

L'agente che venne a raccogliere la sua deposizione era un uomo che doveva avere circa quarat'anni.

Era stempiato e quei pochi capelli che gli rimanevano sul retro della nuca, da castani stavano diventando grigi.

Sulla distintivo che portava appuntato al petto lyla riuscì a leggere il nome: Agente Denton.

  • allora, tu devi essere Lyla. Giusto?-

  • ehm, si. Si signore.-

  • bene. Ottimo.-

si interruppe per un attimo e tirò fuori dalla giacca blu un taccuino tutto spiegazzato sul quale cominciò a scrivere con una penna che aveva preso dalla tessa tasca.

  • hai riconosciuto la persona che ti ha aggredita?-

  • no, non sono riuscita a vedere molto in quel momento-

  • capisco.-

  • e dimmi ricordi qualche dettaglio dell'uomo? Che ne so il colore dei capelli, una cicatrice, un segno particolare.

  • Sta scherzando vero?-

l'uomo parve sinceramente preso in contropiede dalla risposta acida.

  • lyla, ti prego.-

saraphine le lanciava occhiate di fuoco mescolate a....cosa? Imbarazzo?

  • no zia. Niente lyla ti prego.-

volevano farla incazzare? Beh ci stavano riuscendo alla grande

  • non essere maleducata con l'agente Denton. Sta solo facendo il suo lavoro.-

  • lui sta facendo il suo lavoro ma io sono stata aggredita in un bosco quando ormai era già sera. Da un uomo che probabilmente mi ha pedinata per tutto il tempo e che poi mi ha feri....ehm fermata buttandomi a terra. Credete che io abbia avuto il tempo di fermarmi e chiedergli qual'è il suo tipo di cioccolata preferita?-

per qualche secondo nessuno parlò. Ognuno perso nei propri pensieri. Alla fine il primo a parlare fu zio joseph.

  • agente, mia nipote è chiaramente shockata da quello che le è successo-

pollici in alto per joseph.

  • sarebbe possibile finire un'altra volta? Magari domani?- l'agente Denton chiaramente seccato di essere stato intralciato da una ragazza, alzò il sopracciglio sinistro e con l'aria di chi ha appena scoperto che dovrà fare un doppio turno annuì con poca convinzione.

  • Certo signor...mi scusi...-

joseph assottigliò gli occhi in uno sguardo seccato.

Ah! chi era ora che si comportava male?

  • Lewis, Joseph Lewis.-

  • certamente signor lewis. Allora passerò domani sera.-

detto questo si alzò dalla poltrona sulla quale si era seduto e si avviò verso la porta d'ingresso accompagnato da joseph e saraphine. Poi si voltò e toccandosi la visiera si accomiatò con un: -signora lewis, signor lewis. Buonasera.

Lyla soffiò fuori l'aria dai polmoni quando lo scatto della porta che si chiudeva risuonò nell'aria.


lunedì 11 luglio 2011

Silver Moonlight 20°capitolo


Zoppicando in modo vistoso riuscì miracolosamente a uscire dalla foresta senza essere raggiunta una seconda volta,

doveva averlo colpito in modo più grave del previsto. Era Possibile che gli avesse sfondato il cranio? È detto comune che l'adrenalina possa far compiere sforzi al di fuori dell'ordinario quando ci si trova in momenti di pericolo. Ma arrivare al punto di sfondare la testa di un uomo? Lyla si augurò di no.

Forse doveva tornare indietro e assicurarsi che non fosse morto, già la vedeva la squadra di C.S.I. Che trovava tracce del suo d.n.a. Sul corpo senza vita dell'uomo e poi un paio di agenti bussavano alla sua porta per arrestarla con l'accusa di omicidio.

Al contrario, se invece era ancora vivo e si era nascosto aspettando che il senso di colpa la costringesse a tornare indietro, sarebbe stato suo il cadavere ad essere ritrovato.

Radunò gli ultimi brandelli di sanità mentale che ancora le rimanevano e tradendo la promessa che essa stessa aveva fatto di non voltarsi e tornare indietro per nessuna ragione al mondo. Girò sui tacchi e per la seconda volta quel giorno varcò la soglia di un posto nel quale avrebbe gradito non andare.

Percorse con passo veloce il sentiero che aveva usato quando era entrata stando attenta a mantenere la direzione

che l'avrebbe riportata nel punto esatto in cui era caduta.

Poi poco più avanti, circa a venti, trenta metri davanti a lei dove i pini piegavano naturalmente verso destra, qualcosa attirò la sua attenzione.

Di nuovo il luccichio di prima. - oh merda.-

una massa informe stava immobile nello spazio tra due alberi e qualcosa, sul quello che lyla presumeva fosse il corpo, colpito dalla luce del telefonino brillava come a voler dire:

  • hey voi! Qua c'è un cadavere!-

perfino la vocina nella sua testa cominciava a diventare sarcastica e macabra. Non si metteva bene, per niente.

Mentre la stronza nel cervello continuava a farla rabbrividire con le sue frasi per nulla divertenti o almeno in quel momento non lo erano, lyla era sempre più terrorizzata.

In vita sua non aveva mai visto una persona morta, era troppo piccola per ricordare la veglia per i suoi genitori. I nonni erano ancora tutti e quattro in vita, per cui non era preparata a vedere il corpo senza vita di una persona, specialmente se era morta per mano sua.

  • coraggio, è inutile farla lunga.-

c'era troppo silenzio, se ne accorse quando, avvicinandosi al fagotto nero gli aghi dei pini si spezzavano bombardando la quiete con un il loro crepitio. Più si avvicinava, più trovava interessante ammirare le scarpe che calpestavano la neve immacolata. Non voleva guardare, non voleva scoprire di aver ucciso una persona, anche se l'aveva fatto per

difendersi.

Ormai in prossimità del punto in cui giaceva il corpo, alzò lentamente la testa cercando al contempo di mettere a fuoco la vista. E poi scoppiò a ridere. Il corpo era sparito. O forse non c'era mai stata una persona morta a terra. L'unica cosa presente sul suolo innevato era la sua borsa. E lei come una stupida ragazzina isterica l'aveva scambiata per il corpo del suo inseguitore.

Un peso enorme le si sollevò dal petto. Stava quasi per mettersi a ballare dalla felicità quando si ricordò di dove fosse e per quale motivo stesse gioendo. Ringraziò il cielo di essere sola. Si sarebbe vergognata da morire se qualcuno l'avesse vista. Qualcosa poi attirò la sua attenzione distraendola dal balletto della felicità riportandola bruscamente alla realtà. Era un oggetto prezioso, si notava.

Tra le dita teneva un bellissimo braccialetto, che ad occhio e croce sembrava fatto di argento, composto da una semplice catenella ad anelli.

Al centro la catena lasciava spazio ad una specie di spirale che racchiudeva una gemma verde-azzura esattamente

come le acque di Lake Louise.

Era davvero bellissimo, il tipo di bracciale che a lei sarebbe piaciuto indossare. Rigirandoselo tra le dita lyla notò che il metallo le stava riscaldando lentamente la mano. La persona che l'aveva perso doveva essere passata di lì da pochissimo tempo.

Il maniaco. Ma certo. Doveva averlo perduto mentre cercava di aggredirla.

Seguendo un impulso lo strinse nel pugno e se lo infilò nella tasca dei jeans. Raccolse la borsa e se ne andò.



vi lascio con l'immagine del bracciale trovato da lyl.

Alla prossima!

Eradil

lunedì 4 luglio 2011

Silver Moonlight 19°capitolo

Raccolte tutte le sue cose sparse a terra, si avviò verso il punto della boscaglia da cui era uscita qualche ora prima.

L'interno del bosco con i suoi rami fitti era oramai quasi completamente al buio. Lyla dovette farsi luce con il telefonino e anche con quello non riusciva a vedere oltre al metro davanti a se.

Rimanere completamente al buio non la entusiasmava, l'idea di non riuscire a vedere niente di quello che la circondava era una delle sue maggiori fobie, per questo accanto al letto teneva sempre una piccola lampada che faceva abbastanza luce per rischiarare l'ambiente ma che le permetteva comunque di riuscire a dormire senza problemi.

-crac-

di nuovo quel rumore.

No. non aveva niente a che fare con gli animali o con le piante che ondeggiavano alla sottile brezza della sera.

Ormai ne era quasi certa. Qualcuno la stava spiando e non era un turista. in quel caso si sarebbe fatto vedere immediatamente in cerca di aiuto.

  • fatti vedere brutto maniaco del cazzo!-

Ok forse non era la tattica migliore insultare una persona che la stava pedinando, ma hey, essere sfrontati è la migliore tattica per difendersi dal panico.

Continuare a giocare a quel gioco mentale ancora per molto avrebbe solamente assecondato la persona che continuava a rimanere nascosta e che evidentemente contava sul fatto che la paura la paralizzasse.

Forse sarebbe anche successo in un altro momento, ma lyla non gliela avrebbe data vinta. Oh no.

Prese la decisione in meno di un secondo poi si mise a correre in direzione del paese come se alle calcagna avesse avuto un branco di cani rabbiosi e vogliosi di farla a pezzi.

Il momento le suggeriva le ipotesi più macabre e lugubri anche se con un certo umorismo. anche più del solito.

I polmoni cominciavano a bruciare desiderosi di una pausa. Ma non aveva la minima intenzione di fermarsi prima di aver lasciato tra lei e il bosco almeno duecento metri.

La corsa e il respiro ansante coprivano qualsiasi possibile rumore il suo inseguitore stesse facendo; sempre se l'aveva davvero seguita. Non voleva fermarsi e accertarsene.

Un luccichio nel buio della notte incalzante la distrasse per un attimo facendola rallentare rallentare sensibilmente era difficile fare due cose contemporaneamente, soprattutto quando si sta cercando di scappare da un possibile assassino. Stava decisamente cedendo al panico più nero.

Un attimo dopo il luccichio era scomparso dalla sua visuale, volto la testa altre due o tre volte, ma sembrava definitivamente sparito, o forse non c'era mai stato.

Eppure nella sua mente prese a suonare un campanello di allarme, la situazione le era vagamente familiare, in qualche modo già vista. Ma proprio non riusciva a ricordare dove.

Poi all'improvviso il mondo si ribaltò. Dove prima c'era il cielo ora vedeva solo terra. L'uomo doveva essere riuscito a raggiunta e in uno scatto atterrata, afferrandola per una caviglia; non si era mai rotta niente in vita sua, per cui non conosceva il dolore cieco e pulsante di un arto spezzato ma era pronta a giocarsi lo stipendio di un mese che quello che sentiva, non era una semplice storta.

Il maniaco non aveva preso in considerazione l'eventualità che la sua preda si ribellasse in modo cosi violento al suo assalto e fece l'errore di non tenerle bloccate entrambe le gambe, lasciandole cosi la possibilità di tirargli un calcio in quella che in teoria doveva essere la sua faccia. Lyla tirò una serie di calci contando sulla quantità piuttosto che sulla qualità sperando di colpire quante più volte possibile il mostro che la stava aggredendo. Proprio quando stava perdendo le forze e le speranze, sentì la presa sulla sua caviglia destra allentarsi quel tanto a permetterle di liberarsi e sperare in una nuova fuga. graffiando il terreno con le unghie dipinte di smalto verde si allontanò di qualche metro dalla figura accucciata a terra che snocciolava una serie di parole incomprensibili ma che vista la situazione dovevano essere senza dubbio imprecazioni. Una volta rimessasi in piedi controllò sommariamente la situazione della gamba che sebbene dolorante e ferita sembrava essere tutta intera; per fortuna niente si era rotto come aveva ipotizzato prima.

Zoppicando visibilmente riuscì miracolosamente a uscire dalla foresta senza essere catturata una seconda volta, doveva aver colpito lo sconosciuto in modo più grave del previsto o forse aveva rinunciato a prenderla perchè nessuno la seguì per il resto del tragitto.

lunedì 27 giugno 2011

Silver Moonlight 18°capitolo

Il sottofondo delle auto di passaggio nella vicina superstrada era poco più di un noioso ronzio, unico indizio che lasciasse intendere di essere ancora vicino alla civiltà.

L'aria greve di umidità lasciava uno strato bagnato sul viso di lyla che a fatica procedeva negli stetti spazi fra un tronco e l'altro.

Aveva già messo in previsione una caduta in avanti stile pesce lesso, la coordinazione degli arti era sempre una questione difficile quando si faceva la gimcana nella foresta.

Dopo poco più di sessanta metri alla sua sinistra, la macchia di alberi si diradava abbastanza da creare una piccola radura che si affacciava sullo specchio d'acqua ghiacciata.

La vista le tolse il fiato.

Ogni cosa era ricoperta di bianco: il lago, gli alberi le cime delle montagne più alte; perfino il cielo pareva più chiaro di come appariva normalmente. Era spettacolare, l'avrebbe senza dubbio dipinta su uno dei sassi più grossi.

La spiaggia del paradiso, ecco come l'avrebbe intitolata. Un nome semplicemente perfetto.


Quando ebbe raccolto abbastanza rocce, la borsa pesava un quintale o almeno lyla credeva che fosse cosi.

Il suo fisico era minuto ma ben proporzionato, non certo una campionessa del mondo di pesi massimi, avrebbe faticato non poco nel ritorno a casa.

L'odissea del ritorno avrebbe aspettato, al diavolo, se la meritava una pausa dopo la commissione da francis. Ma sarebbe stato meglio non dilungarsi troppo a lungo o questa volta a lamentarsi sarebbe stato Joseph.

Quello non era un tipico lago, certo, gli alberi c'erano, l'acqua pure e il contorno delle montagne da cartolina anche, ma quello che mancava era una vera e propria riva. Per cui lyla dovette sedersi tra i sassi ghiacciati nella parte più a sud, quella più vicina alla cittadina.

Era il luogo dove era nata, ma non smetteva mai di sorprendersi della maestosità di quello che vedeva.

L'acqua azzurro pastello cosi particolare a causa del ghiacciaio da cui veniva, il verde profondo e avvolgente dei pini che ricoprivano completamente ogni centimetro libero di terra; e l'aria. Oh l'aria li aveva un profumo come da nessun'altra parte. Un misto di terra umida, ghiaccio e resina. Il profumo di casa.

Cullata dai dagli odori rassicuranti di lake louise lyla, cedette alle volute nebulose del sonno abbandonandosi completamente al letto roccioso su cui si era distesa. Lo scricchiolio degli alberi addormentati nella morte apparente dell'inverno e il frusciare degli animali selvatici in cerca di cibo furono la sua ninnananna. Le palpebre divennero pensanti come macigni e tenere aperti gli occhi divenne un'impresa impossibile.

Cedette al sonno vagamente consapevole, che quella non sarebbe stata una buona idea.


La prima cosa che notò quando aprì gli occhi fu il freddo che sentiva fin dentro le ossa poi il dolore. Poi il cielo.

Qualcosa non andava.

Il cielo sopra di lei era troppo scuro anche per una giornata nevosa come quella e il freddo da pungente si era fatto quasi insopportabile.

I brividi che l'avevano svegliata la squassavano violentemente facendole battere i denti cosi forte da temere che si rompessero da un momento all'altro.

Quasi a volerla aiutare a capire, le nuvole si aprirono quel tanto che bastava a lasciare intravedere un piccolo pezzetto di cielo sereno. Piccoli puntini luminosi e splendenti cominciavano a popolare la volta celeste.

Puntini luminosi? Stelle!? Per quanto aveva dormito?

Facendo un calcolo approssimativo, dovevano essere passate non meno di quattro ore, l'orologio da polso bianco confermò l'ovvio. Erano le cinque del pomeriggio passate.

Doveva tornare a casa. Subito. Non osava immaginare la testa che le avrebbero fatto saraphine e joseph una volta che fosse entrata dalla porta di casa.

Appoggiando entrambi i polsi sui sassi scivolosi cercò di mettersi seduta, ma il dolore le che le pulsava era terribile, si diffondeva dalla clavicola destra in giù, lungo il braccio.

  • ouch. Ma che cavolo...-

tastandosi istintivamente il punto che le doleva, ritrasse la mano quando sentì il tessuto della giacca strappato. Qualcosa di vischioso e freddo le ricopriva le dita. L'istinto la mise in allarme facendo ridestare quella sensazione di ansia opprimente che solo per qualche ora aveva accantonato. Come guidata da una mano invisibile si portò le dita al naso. Un forte odore metallico le risalì lungo il naso. Quando capì che quello era il suo stesso sangue per poco non si sentì male.

Il rumore di un ramo spezzato attirò la sua attenzione.

Con il panico già a mille che le scorreva nelle vene assieme ad una scarica di adrenalina si mise finalmente in piedi.

Era certa che solo lei conoscesse quel posto o almeno, che solo lei avesse interesse a spingersi cosi avanti nel bosco. Era un luogo lontano dai normali percorsi turistici dove le guide portavano i turisti ad ammirare la bellezza della natura della valle.

Ma di rado accadeva anche che le guardie forestali dovessero andare a recuperare qualche gruppo di ragazzi che, curiosi di provare l'ebbrezza di visitare da soli i boschi senza l'aiuto di una guida esperta, finivano per perdersi. Chiamavano poi in preda al panico la polizia che andava a riprenderli.

Un altro rumore indefinito, lyla non sapeva se fosse di animale o di altro, veniva questa volta dalle sue spalle.

-hey?! C'è nessuno?-

solo il respiro profondo e selvaggio della foresta rispose alla sua domanda.

Quando il telefonino squillò diffondendo eye of the tiger dei survivor lyla temette di aver perso come minimo dieci di anni di vita per lo spavento. Con mani tremanti aprì la borsa e rispose, cercando di tenere la voce ferma.

-LYLA SIMONE EMRYS!-

ouch, erano anni che non sentiva pronunciare il suo nome per intero. Per la precisione da quando aveva compiuto diciotto anni ed era diventata maggiorenne.

  • ciao zietto-

  • oh adesso siamo passati a zietto? Hai idea di quanto mi sia spaventato? Sono ORE che cerco di rintracciarti, ORE! Ho chiamato francis-

se aveva chiamato il vecchio, doveva essersi davvero preoccupato.

Una fitta di rimorso la colpì nell'orgoglio.

-e non rispondevi nemmeno al cellulare ho chiamato otto volte! Lyla, sul serio. Che ti prende? È tutto il giorno che ti comporti in modo strano. Se c'è qualche problema lo sai che me ne puoi parlare-

accidenti ai sensi di colpa.

  • no joseph. Non è successo niente, davvero.-

quante volte l'aveva già ripetuto quel giorno? Sperava che non avrebbe dovuto farlo di nuovo.

  • ho lasciato la borsa dietro ad un albero quando sono andata verso nord, e mi era d'impiccio, cosi me l'ho lasciata li. scusami se ti ho fatto preoccupare.-

e lo pensava davvero. Era giornata strana, ma non doveva far ricadere le sue paranoie sugli altri, non era giusto.

  • va bene bambina.-

il tono dello zio pareva essersi disteso e rilassato. La preoccupazione non incideva più sul suo tono di voce.

-vai direttamente a casa. Alla chiusura del negozio ci penso io ok?-

-ok. Scusami ancora zio.-

-basta scuse. È tutto risolto tesoro. A dopo.-

  • a dopo.-

rimise il telefono nella borsa e fece un grosso sospiro cercando di rilassare le spalle.

  • e ora torniamo a casa lyl.-

stare nei boschi senza altra luce che quella della luna argentea, non era consigliabile neanche a chi era esperto o chi era nativo del luogo.

Girò le spalle allo specchio d'acqua che ora cominciava a diventare nero mano a mano che la luce del sole lasciava la valle.

Dio sperava che quella giornata finisse in fretta ma ancora non sapeva quanto si stesse sbagliando.

lunedì 20 giugno 2011

Silver Moonlight 17°capitolo

lyla prese con mani tremanti la tazza di ceramica blu con il caffè che Francis le stava porgendo.

Il calore della tazza si diffondeva alle dita risalendo le braccia, andando a sciogliere un blocco ghiacciato che sentiva al centro del petto e che non si era accorta di avere.

Guardando all'interno del recipiente, riusciva a vedere ancora le minuscole parti del caffè macinato.

Per quanto inquietante e spaventosa, dovette ammettere a se stessa che sarebbe stato interessante poter usare di tanto in tanto la visione ingrandita per guardare il mondo da un'altra prospettiva.

Ma che razza di idee le venivano? Non era proprio il caso di fantasticare su una cosa grave come quella.

Fece un mega sospiro cercando di calmare almeno un poco i nervi; chiuse gli occhi e bevve, era una situazione al di là di ogni possibile spiegazione logica. Sarebbe rimasta cosi per sempre? Si augurò che in qualche modo quella situazione si sistemasse o la sua vita per come l'aveva vissuta fino a quel momento sarebbe cambiata completamente.

Completamente arresa a quella situazione appoggiò le labbra screpolate dal freddo al bordo tiepido della tazza e bevve.

Uno dopo l'altro i sorsi di caffè scesero lungo la gola fino a raggiungere lo stomaco bruciando piacevolmente.

Era il momento di aprire gli occhi e affrontare la situazione, restarsene li impaurita ed indifesa non l'avrebbe aiutata.

  • grazie fran-

  • non c'è di che tesoro. Te la senti di rimanere qua da sola? Devo proprio rimettermi alla ricerca di quel dannato colore o non lo troverò mai.-

lyla alzò la testa verso il viso del vecchio e quando aprì gli occhi per rispondergli, ebbe un tuffo al cuore.

Cosi come era comparso, l'effetto lente era sparito.

  • lyla?-

  • come?-

  • ho chiesto, se posso tornare in magazzino.-

  • mmh si, scusa, vai pure. sto bene.-

e in quel momento lo pensava davvero, ora che sembrava che il problema occhi si fosse risolto era più tranquilla anche se, comunque, il senso di angoscia che provava da quando si era svegliata quella mattina era ancora li e sembrava non avere alcuna intenzione di andarsene.


Come previsto francis impiegò un'altra ora abbondante nella ricerca, e solo dio sa come riusci a districarsi tra gli scaffali e gli scatoloni del deposito di vernici, uscendo poi vittorioso con la scatola metallica in una mano

Con la latta finalmente in suo possesso, si incamminò verso il lago senza fretta, felice di poter finalmente fare qualcosa che amava.


Un passo dopo l'altro lyla si allontanò dal paese lasciando la strada trafficata del centro svoltando per una via secondaria priva di vetrine. Le serrande abbassate dei magazzini dei negozi tenevano lontani i turisti interessati allo sfarzo e al luccichio della merce esposta.

Più si allontanava dalla caotica massa umana in centro, più sentiva di allontanarsi da un mondo di cui non faceva parte.

Il lago le dava sempre una calma interiore profonda. Come un balsamo andava a lenire le ferite e le ammaccature che la vita le proponeva ogni giorno da affrontare.

A volte, come quel giorno, sentiva il bisogno fisico di andarci, di stare vicina ai pini che quasi non lasciavano lo spazio per camminare sulla riva tanto si erano spinti vicino all'acqua come se fossero anche loro stati attratti da una forza sconosciuta.

Solitamente passeggiava sulla sottile striscia di terreno tra l'acqua e le piante, cosi era più facile avvistare le pietre più larghe e sottili, le migliori per essere dipinte con i paesaggi innevati che attiravano tanto i turisti. Tutti volevano tornare a casa con un pezzo di lake louise, e con i massi colorati da lyla in qualche modo lo facevano davvero.

La riva però ora era ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio, troppo pericoloso da attraversare, avrebbe dovuto pensarci prima, un errore da turista occasionale non da una che era nata lì. Chissà cosa le diceva la testa.

No, avrebbe dovuto trovare un'altra strada se voleva mettersi al lavoro.

E doveva assolutamente, in negozio la scorta era stata esaurita durante l'ultimo week-end. Non avrebbero guadagnato un centesimo se fosse tornata indietro a mani vuote. Non aveva altra scelta. Avrebbe dovuto addentrarsi nel fitto bosco di abeti e spingersi più in su lungo la sponda destra, quella meno ripida e cercare un varco abbastanza largo da permetterle di raccogliere almeno una decina di sassi, sarebbero dovuti bastare fino a quando il gelo avesse allentato la morsa ferrea in cui da giorni teneva il Canada del sud-ovest, dandole cosi modo di avvicinarsi di più alla riva per raccogliere sassi sufficienti per una settimana intera.

Tornò indietro sul sentiero di circa cinquanta metri, scegliendo di passare tra due pini che sembravano più piccoli degli altri, lasciandole più spazio per passare.

Lyla in seguito non avrebbe saputo spiegare la scelta che fece quel giorno, ma di una cosa era sicura. Avrebbe potuto semplicemente rinunciare, e chiedere aiuto ad joseph.

Eppure, aveva continuato da sola, inoltrandosi sempre di più, cambiando definitivamente il corso della propria vita.

lunedì 13 giugno 2011

Silver Moonlight 16°capitolo

salve a tutti fan di silver moonlight, ebbene si sono tornata dalle vacanze (anche se piuttosto piovose) e da ora spero di poter tornare a pubblicare regolarmente la storia di Lyla!
come potrete vedere da questo capitolo in poi il banner di SM cambierà. sono stata costretta a crearne una nuova perchè la precedente è stata scelta da una ragazza che ha pubblicato il suo primo libro e quindi per evitare problemi l'ho sostituita anche se con molto dispiacere perchè mi ci ero molto affezionata. spero che vi piaccia comunque.
dunque cari, a luned' prossimo con molte novità nella vita della cara e vecchia lyla!

Eradil


Avrebbe dovuto aspettare parecchio tempo prima che Francis tornasse, di dargli una mano non se ne parlava, si ostinava a voler mantenere la sua indipendenza e dopo tutto era meglio cosi; che avesse pure continuato cosi fino a che ci riusciva.

Quella commissione, ne era praticamente sicura, le avrebbe portato via l'intera giornata. L'orologio segnava già le 10.43.

avrebbe dovuto chiamare Joseph e informarlo che fino al tardo pomeriggio non sarebbe tornata al negozio.

Dopo un breve scambio di battute, chiuse la conversazione e rimise il telefonino nella borsa.

  • accidenti a Francis-

si era offerta di andarci al posto di joseph solo perchè era sul percorso che compiva abitualmente per recarsi sulle rive del lago dove raccoglieva i sassi che dipingeva e che vendeva come souvenir.

Ma stava cominciando a pentirsi di quella decisione; non solo non sarebbe riuscita a tornare al negozio se non molto tardi, ma avrebbe anche saltato il pranzo.

Andare da francis era sempre stata una specie di crociata.

Lo stomaco urlò il suo disappunto brontolando vergognosamente.

Saltare il pranzo sarebbe stata una pessima idea quel giorno.

Una macchina di caffè caldo nell'angolo del negozio vicino al bancone sembrava lanciarle proposte indecenti.

Avvicinandosi all'apparecchio l'aroma che usciva con volute di vapore caldo le risaliva nel naso e nella bocca, corposo ed esotico; chiuse gli occhi per poter assaporarne meglio il profumo.

Fu quando li riaprì che si accorse che qualcosa non quadrava.

  • Assurdo. questo non sta succedendo. -

Un minuto prima era sicura di stare guardando una normale macchina per il caffè americano ma ora, era come se riuscisse a vedere all'interno di esso, riusciva a vedere le piccole parti tritate del caffè galleggiare e mescolarsi all'acqua. era come se negli occhi le fossero state impiantate delle lenti da ingrandimento.

sbatté più volte le palpebre cercando di levarsi dagli occhi l'immagine, ma non servì.

Il panico prese possesso del suo corpo, il cuore le andava a mille e la nausea le riempiva lo stomaco. Doveva essere nel pieno di un attacco di panico. Non ne aveva mai avuto uno, ma era sicura di averne sentito parlare in una qualche puntata di Grey's Anatomy.

Le girava la testa e dovette aggrapparsi al tavolino su cui era appoggiata la macchina del caffè per non rischiare di cadere. La caraffa colma fino al bordo tracimò schizzando il liquido ustionante sul pavimento e in parte sul tavolo dove era appoggiata la mano di lyla.

La caduta fu impossibile da evitare, finì con tutto il peso sul fianco destro e mille luci bianche come i fiocchi che scendevano dal cielo fuori, le danzarono negli occhi. Il dolore sordo che ne scaturì le tolse il fiato per un attimo.

  • bambina è tutto ok? Ho sentito....oh cielo! Lyla! Lyla tesoro stai bene?-

Quando il vecchio spuntò ai margini del capo visivo, lyla cercò di rimettersi in piedi. Il fracasso che aveva provocato cadendo, doveva aver allarmato Francis seppellito fino al collo nel retro bottega. Si piegò in avanti appoggiando le mani con i palmi aperti sul pavimento color crema e facendo poi forza sulle ginocchia riusci, anche se con uno certo sforzo ad alzarsi.

Seppur con una certa difficoltà riuscì a stare eretta, cercando di spostare il peso sulla gamba sinistra per evitare di peggiorare la situazione. Sembrava che non si fosse rotta niente. la visione a lente però era ancora li. Continuava a vedere tutto come se i suoi occhi fossero stati l'obiettivo di un microscopio da laboratorio.

  • si è tutto a posto, mi gira solo un po' la testa.-

francis la guardò con l'aria di chi non si fa fregare con una bugia debole come quella e quello che disse glielo confermò.

  • lyla, sono vecchio ma non sono completamente rimbambito-

quella frase la fece sorridere, allontanando per qualche secondo la realtà di quello che le stava accadendo. Francis che ammetteva le sue debolezze, era un evento più unico che raro.

  • sei bianca come un lenzuolo, vieni, siediti un attimo qua.-

sorreggendola per un braccio, la guidò dietro al bancone. Facendola sedere sulla stessa sedia sulla quale era stato seduto fino a pochi minuti prima.

  • hai fatto colazione bambina?-

  • sissignore.-

francis la guardò di sottecchi cercando di infondere nello sguardo un cenno di rimprovero, nella speranza di farle ammettere che in realtà non aveva toccato cibo quella mattina.

  • parola di scout! Ho fatto una bella e sana colazione-

sembrò pensarci un po', poi alla fine esclamò:

  • ma tu non sei mai stata negli scout!-

  • si...beh...è la stessa cosa. Non ti ho detto una bugia, se non ci credi chiama joseph-

alla prospettiva di dover parlare con suo zio, sembrò accettare con fiducia le parole che lei gli aveva detto.

  • va bene, va bene non c'è bisogno di farne una questione di stato. Dopotutto sei grande e vaccinata.-

punto sul vivo francis di diresse di nuovo verso il magazzino

  • se mi dici che sei sicura di stare bene, io torno a cercare quello che ti serve.-

intenerita dal tono protettivo e preoccupato, cedette e lo richiamò.

  • francis? Pensandoci mi andrebbe proprio una tazza di caffè caldo. Forse ho avuto un calo di pressione-

quando il vecchio si allontanò, si prese la testa fra le mani appoggiando i gomiti alle ginocchia, abbandonandosi completamente al panico.

Che cosa diavolo stava succedendo? Per quanto ci pensasse non riusciva a trovare la ragione di quello che stava vivendo in quel momento; pensò che potesse essere un trauma cranico, ma non aveva preso botte alla testa. Non era nemmeno caduta dalle scale o inciampato. Quindi cosa stava succedendo?

  • ecco qua tesoro-

persa in ipotesi sempre più tragiche non aveva sentito il ritorno dell'anziano amico.


lunedì 23 maggio 2011

Silver Moonlight 15°capitolo

per fortuna o purtroppo in questi ultimi giorni ho davvero mille cose da fare e il tempo per scrivere è poco.
detto questo cercherò di mettermi a scrivere per continuare la storia per quelli che la seguono.
ma per ora questo è l'ultimo capitolo.
dunque a presto!

Eradil


Cercò di relegare quella sensazione di disagio in un angolo della mente.

- che cosa volevi dirmi jo?-

cercò di tornare al discorso distraendolo dal suo cattivo umore sperando che abboccasse.

- ah si! Quasi mi scordavo di dirti che ti ho chiamato per dirti che ti sei scordata il codice di colore sbadata!-

- il cosa?-

- terra chiama Lyla! Tesoro sei sicura di stare bene?-

ma certo! Il colore che doveva andare a prendere da francis.

- Si certo ero distratta scusami, a proposito stavo tornando al negozio proprio per segnarmi il numero-

- non ce n'è bisogno. Il codice è due cinque cinque.-


Il tragitto verso il negozio di Francis O'Donnel fu breve ma difficoltoso.

La neve che continuava a scendere da parecchie ore, si posava lenta sugli alberi, imbiancandoli come se fossero coperti di zucchero a velo; dalle nubi grigie scendevano grossi fiocchi che si adagiavano su tutto quello che incontravano. La temperatura molto bassa faceva si che nemmeno una di quelle minuscole e perfette forme geometriche ghiacciate si sciogliessero sovrapponendosi una sull'altra fino a creare uno strato sempre maggiore di neve candida.

Camminare sugli affollati marciapiedi era un'impresa non da poco.

La fanghiglia bagnata di prima, sotto i passi dei turisti si era compattata diventando una spessa lastra ghiacciata. Camminarci sopra senza ritrovarsi con qualche osso rotto non era cosa da poco, ma lyla era ormai abituata a quelle cose, ci era cresciuta tra quelle strade scivolose e quindi camminava con una certa sicurezza sorpassando persone che sembrava camminassero sui vetri.

L'attività del vecchio scorbutico era l'ultima presente sulla strada principale del paese, la stessa in cui, a poche centinaia di metri, era presente il negozio “Heaven's Rocks” di lyla e joseph.


Era difficile andare d'accordo con lui, ma lei chissà come aveva un ascendente speciale su di lui, aveva trovato un modo di rapportarsi al vecchio che di solito trattava in malo modo chiunque.

Forse perchè fin da bambina amava starsene in quel posto pieno zeppo di flaconi, secchi, bottiglie e mille altri tipi di contenitori di colori.

O forse perchè a differenza di altri clienti, non lo aveva mai trattato come un rimbambito.

Si, era una vecchio dinosauro, si disse lyla ma questo non giustificava il modo in cui le persone tendevano a comportarsi con lui, come se fosse troppo vecchio per capire quello che le persone gli dicevano.

Non era il suo cervello il problema, anzi quello era l'unica cosa che sembrava aver resistito negli anni, lasciando che fosse il suo corpo a subire gli effetti impietosi del tempo che passava.

Era questo che la gente del paese non capiva, non c'era da stupirsi se era diventato quello che era ora.

L'età precisa di Francis O'Donnel non la conosceva nessuno, nemmeno lei.

L'unico segno di cedimento che aveva avuto il vecchio, era stato quando Dolly Lester, la vecchia signora proprietaria del un negozio di antichità in centro, aveva chiesto a Francis che avesse partecipato alla seconda guerra mondiale come il suo defunto marito.

Francis aveva fatto finta di niente nascondendo con abilità il fuoco che gli era nato nello sguardo a quella domanda, le aveva voltato le spalle e con la composta tranquillità di chi tiene per se i propri affari, aveva semplicemente risposto che dopo i sessanta anni, non valeva più la pena continuare a contare gli anni che si accumulavano.

Ma secondo i calcoli di lyla il vecchio doveva avere non meno di novanta anni.


  • Buongiorno Francis-

  • Buongiorno a te cara-


quando lyla entrò nel negozio, trovò francis appollaiato su uno sgabello dietro al bancone vicino al registratore di cassa; la testa sepolta dietro al quotidiano locale di lake louise, solo le mani nodose spuntavano ai lati.

Sulla prima pagina campeggiava a lettere cubitali un titolo che raramente si era visto nei dintorni del paese.

  • GIOVANE UOMO, DELL'APPROSSIMATIVA ETA' DI VENTICINQUE ANNI, TROVATO PRIVO DI SENSI SULLE RIVE DI LAKE LOUISE. - per approfondimenti l'articolo segue a pagina 23.-

la foto sotto al titolo ritraeva la più famosa vista del lago dal punto di vista del paese, con le montagne a contornare lo specchio d'acqua.

Stava ancora guardando il titolo quando Francis chiuse il giornale e lo appoggiò davanti a se.

Gli occhiali spessi gli ingrandivano gli occhi facendolo somigliare ad un grosso gufo; i pochi capelli bianchi gli stavano ritti sulla sottile e fragile pelle della testa.

  • questi giovani!- esclamò lui con tono di rimprovero, alzando un dito e puntandolo dritto verso di lei.

  • ai miei tempi- lyla si chiese sarcasticamente se intendesse prima o dopo che la schiavitù venisse abolita.

  • i ragazzi non facevano queste cose! Non morivano a causa della droga. Non avevamo ne il tempo ne i soldi per permetterci quella robaccia. Dovevamo sgobbare tutto il giorno per mantenere la famiglia e il nostro massimo divertimento era bere qualcosa al bar se, e dico se, avevamo abbastanza denaro.-

quelli della vostra generazione non hanno più rispetto per niente, non sanno il valore di una vita ben vissuta; e se sapessero che quello che stanno facendo rovinerà irrimediabilmente la loro esistenza su questo pianeta, non lo farebbero. Perché lyla, la vita è una sola, l'uomo non è ne invincibile ne immortale.

In quelle parole c'era del vero, dovette ammettere lyla, ma non si poteva fare di tutta l'erba un fascio. C'erano ancora ragazzi come lei che avevano un buon lavoro, avevano rispetto per la famiglia e non si drogavano.

Ma togliere un'idealizzazione cosi forte e radicata dalla mente di un uomo anziano, sarebbe stato impossibile. Quindi annuì con aria severa sperando che questo bastasse ad accontentare Francis; temeva che non sarebbe riuscita a sostenere una conversazione di quel tipo, non quel giorno almeno.

Si sentiva strana, qualcosa la turbava ma non aveva idea di cosa fosse.

Fortunatamente il gesto di lyla sembrò soddisfarlo.

  • per fortuna che tu mia cara, sei stata cresciuta da due brave persone.

    Non tutte le coppiette appena fresche di matrimonio avrebbero accolto in casa un neonato, come fecero a suo tempo Saraph e Joseph.

  • Si sono stata fortunata.-

  • oh! perdonami tesoro, questo vecchio brontolone è suscettibile a questo tipo di notizie. Mi sono fatto prendere troppo. Ma dimmi, di cosa avevi bisogno?

  • Joseph ha bisogno di una latta piccola di rosso 255

Francis sembrò pensarci per alcuni momenti prendendosi il mento tra il pollice e l'indice della mano sinistra, la destra appoggiata a pugno sul fianco ossuto della sua gamba.

Poi come colto da una rivelazione si girò a frugare in un archivio pieno di cartelle muffite e fogli voltanti.

  • Francis , non sarebbe meglio se tenessi tutti i tuoi ordini e archivi in un computer? Sarebbe molto più semplice e ordinato....

  • cosa diavolo stai farneticando bambina!

    Il mondo stava in piedi anche prima che venissero inventati quegli aggeggi infernali; non ne ho bisogno, me la cavo alla grande cosi, grazie.

Detto questo si avviò barcollando verso il magazzino brontolando parole e molto probabilmente anche bestemmie varie; che lei non riusciva comprendere.

  • vecchio burbero- disse a bassa voce, temendo che nonostante l'età e la lontananza riuscisse comunque a sentirla.